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Mentre il governo di Mariano Rajoy lavora all'ipotesi di una web tax, Google entra nel dibattito politico con tutta la propria influenza e una pesante minaccia: se la tassa verrà varata, il motore di ricerca è pronto a chiudere la propria versione spagnola di News. Qualcosa di mai visto finora.

Dopo il primo sì in Senato, la legge sulla proprietà intellettuale attende il via libera definitivo al Senato. Nel testo è prevista una compensazione economica per gli editori di quotidiani, settimanali, riviste e siti web da parte dei gestori di aggregatori di notizie. Google News è ovviamente il principale attore in questo campo, tanto che la gabella è già stata soprannominata "tasa Google ".

EDITORI IN PROTESTA. A spingere verso il provvedimento sono stati i grandi gruppi editoriali di Madrid, ma della questione si dibatte da tempo in tutto il mondo. Contrari, nello stesso parlamento spagnolo, i partiti di sinistra che vedono nella tassa una minaccia per la libertà di espressione.

La comunità del Web si è invece mobilitata su Change.org con 80 mila firma su una petizione che considera la tassa «un regalo per i grandi quotidiani». Secondo la Coalición pro Internet, che ha affidato la realizzazione di uno studio a Analistas Financieros Internacionales, l’approvazione della tasa Google costerebbe 1,1 miliardi l'anno agli internauti iberici.

BATTAGLIA IDEOLOGICA. Come al solito, gli editori si sentono danneggiati mentre Google sostiene di generare traffico sui siti di quotidiani e di informazione in generale. Nonostante gli incontri tra il presidente di Google, Eric Schmidt, e i responsabili del governo Rajoy, la soluzione del conflitto sembra lontana.