Zee Town vista dall'alto

Immaginate una sola, enorme stanza, contenente migliaia di persone, disegnata da uno degli architetti più famosi della storia, FrankGehry . Immaginatela e sarete al cospetto di ZeeTown, il nuovo quartier generale di Facebook voluto da MarkZuckerberg, che pare abbia dovuto contrattare anche per diversi mesi prima di poter acquisire gli oltre 80 mila metri quadri di terreno su cui poggia la nuova sede.

IL PIÙ GRANDE OPEN SPACE DEL MONDO. Tre anni e quaranta milioni di euro dopo, nella giornata di ieri è stato finalmente tagliato il nastro rosso. Zee Town – nome ufficiale Space MPK20 – è in realtà un’espansione della vecchia sede di WillowRoad, collegata alla nuova attraverso l’ausilio di un ponte. Facebook resta dunque nei pressi di SanFrancisco, a MenloPark, solo che ora potrà contare sul più grande Open Space del mondo, perché l’obiettivo, ha spiegato Zuckerberg, era quello di «avere uno spazio perfetto per far lavorare i nostri ingegneri tutti insieme». Tale dichiarazione, ovviamente, è stata rilasciata tramite Facebook , accompagnata da una foto scattata dal tetto verde della struttura, che occupa ben nove ettari, e che è popolato da quattrocento alberi.

DIMOSTRAZIONE DI FORZA. Per questo le parole di Gehry «(È uno spazio senza pretese, come ha voluto Zuckerberg. Ma che è in linea con la cultura di trasparenza e di innovazione di Facebook») vanno forse prese con le molle: Zee Town , prima di tutto, è anche una dimostrazione della forza di Facebook , un modo per controbattere allo splendore e alla modernità delle sedi di altri colossi del settore, da Google a Apple. Nonché un modo per ampliare i propri uffici, in vista di una nuova ondata di giovani programmatori che dovrebbe ingrossare le fila dei dipendenti, che lo scorso anno raggiunsero quota 9 mila. Da questo Open Space usciranno tutte le nuove innovazioni del social, e prenderanno vita i molti progetti paralleli, su tutti quelli focalizzati sulla realtà virtuale: gli ingegneri hanno un estenuante lavoro di fronte a loro.

Meglio mettersi comodi.