E-commerce, che passione! I dati parlano chiaro: +17% nelle vendite da siti italiani per un valore complessivo di oltre 13 miliardi di euro e +16% negli acquisti dei nostri connazionali sul Web (14,6 miliardi in totale).

Il valore degli acquisti online sale così dal 2,6% al 3,5% del totale retail. Crescono in particolare l'editoria (+34%), informatica (+31%) e abbigliamento (+35%).

DEVICE MOBILI PROTAGONISTI. Ma tra i numeri entusiasmanti, bisogna soffermarsi in particolare su quelli degli acquisti via smartphone. Qui l'incremento diventa a tre cifre: +100% per 1,2 miliardi di euro totali (9% dell'e-commerce). Ma se si aggiungono i tablet, si raggiunge il 20% del commercio virtuale. E si capisce perché i social network stiano facendo la corsa a diventare strumenti di acquisto.

Nell’ultimo anno, in Italia, gli acquirenti online hanno superato i 16 milioni. Gli acquirenti abituali – quelli da almeno un acquisto al mese - sono circa 10 milioni e generano il 90% circa del valore dell’e-Commerce B2c, mentre quelli sporadici sono 6 milioni. In media spendono mille euro all’anno.

UN ESERCITO DI CLIENTI. Se confrontiamo i nostri 16 milioni di acquirenti con i web shopper dei principali mercati e-commerce europei non riscontriamo valori di spesa annua molto differenti: 1.100 euro/anno per quelli tedeschi, 1.000 euro/anno per i francesi e 700 euro/anno per gli spagnoli.

Solo i britannici fanno registrare un valore degli acquisti annui decisamente superiore con quasi 2.000 euro all’anno. Resta ancora differente la numerosità: nel Regno Unito i web shopper sono 39 milioni, in Germania 44 e in Francia 29, ossia rispettivamente il 78, il 74 e il 59% degli utenti Internet.

IL NUOVO CHE AVANZA. raccontare il mondo del retail che cambia è l'Osservatorio eCommerce B2c della School of Management del Politecnico di Milano e Netcomm, nel corso del convegno L’eCommerce B2c in Italia: le Dot Com corrono, i retailer rincorrono.

«L’eCommerce nel nostro Paese è sempre più appannaggio delle Dot Com – prevalentemente straniere (come ad esempio Amazon, Booking.com, eBay, Expedia, Privalia, vente-privee.com), ma anche italiane (ad esempio Banzai e Yoox Group) – che complessivamente pesano per il 54% delle vendite (oltre il 70% se consideriamo solo i comparti di prodotto)», spiega Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio, «questa percentuale, non negativa di per sé, mette però in luce le debolezze degli operatori tradizionali (produttori e retailer), che ancora stentano a interpretare l’online come un reale canale alternativo e che per questo non riescono a giocare un ruolo da protagonisti come è invece avvenuto in molti mercati occidentali. Nonostante oltre 30 nuovi ingressi online tra gli operatori tradizionali nei diversi comparti merceologici, vediamo molto spesso un approccio poco convinto, volto più a enfatizzare i limiti dell’e-commerce rispetto al business tradizionale piuttosto che a coglierne pienamente le potenzialità».

I SETTORI. Se sul Web si compra soprattutto per il prezzo, quali sono le categorie merceologiche più ricercate? Cresce in modo considerevole il tasso di penetrazione dei comparti informatica ed elettronica di consumo (dal 7,5 al 10,5%), editoria (dal 4 al 7%) e abbigliamento (dal 2,9 a quasi il 4%), grazie ad una crescita delle vendite rispettivamente pari al 31, 34 e 25%. Nei servizi, la penetrazione media resta intorno all’8%, senza variazioni significative rispetto al 2013.

Tra le new entry, ci sono il food&wine gastronomico che nel 2014 vale oltre 200 milioni di euro (+30%), poi l'arredamento (130 milioni di euro +100) e infine la profumeria e cosmetica che nel 2014 raggiunge 40 milioni di euro (+25%). Persino la spesa da supermercato è in forte rialzo: +18% per 160 milioni di euro (ma solo lo 0,1% del mercato).