©GettyImages

Le leghe calcio europee non possono vendere i diritti televisivi su base territoriale. È contrario al diritto della concorrenza nell’Unione europea. A dettare il principio l’ultima sentenza della Corte di Giustizia Ue. Una sentenza rivoluzionaria, almeno per il mercato dei diritti televisivi, in base alla quale gli appassionati di calcio potranno acquistare in Europa l’abbonamento di una qualunque emittente satellitare che trasmette le partite della loro squadra indipendentemente dal loro luogo di residenza. Una sentenza che chiude, almeno per il momento, una vicenda complessa. Tutto parte da un pub Portsmouth (Inghilterra),e dalla decisione del suo gestore, la signora Karen Murphy, di utilizzare all’interno del locale un decoder con una scheda greca meno costosa dell’equivalente britannica. Decisione per la quale la signora viene multata per una cifra pari a 8mila sterline (circa 9.400 euro). Il caso passa all’Alta Corte di Londra e da questa alla Corte europea, la cui sentenza è tutta a favore della signora Murphy e contro la Lega Calcio inglese: «Una normativa nazionale che vieti l’importazione, la vendita o l’utilizzazione di schede di decodificazione straniere è contraria alla libera prestazione dei servizi e non può essere giustificata né con riguardo all’obiettivo della tutela dei diritti di proprietà intellettuale, né dall’obiettivo di incoraggiare l’affluenza del pubblico negli stadi». Nelle sentenza si specifica anche che una partita non può essere considerata opera protetta dal diritto d’autore, ma lo sono le sigle di apertura/chiusura delle leghe che perciò possono essere trasmesse nei locali pubblici solo previa autorizzazione dell’autore.