© Getty Images

Vodafone, Telecom Italia, Wind e H3g finiscono nel mirino dell’Antitrust. L’autorità, presieduta da Giovanni Petruzzella, ha infatti aperto un’istruttoria contro ciascuno dei quattro operatori telefonici, colpevoli di fornire agli utenti servizi premium non richiesti, come oroscopo, giochi e previsioni meteo.

Nello specifico, a Vodafone e Wind viene contestata «l'omissione di informazioni rilevanti e/o la diffusione di informazioni non rispondenti al vero circa l'oggetto del contratto di telefonia mobile e, in particolare, l'abilitazione dell'utente alla ricezione di servizi a pagamento durante la navigazione in mobilità», nonché l’implementazione di «un sistema automatico di trasferimento del numero di telefono dell'utente (cd. "enrichment") dal gestore ai Content Service Provider (CSP) che editano i contenuti digitali a pagamento e il successivo automatico addebito del servizio sul credito telefonico dell'utente senza che quest'ultimo abbia mai inserito il proprio numero telefonico o si sia, in altro modo consapevole, reso riconoscibile».

Telecom e H3g invece sarebbero colpevoli di attività commerciali scorrette per via dell’«utilizzo da parte dei CSP e degli operatori di telefonia (anche in qualità di Internet Service Provider ISP) di modalità di presentazione dei messaggi volti a promuovere i servizi a pagamento (link, pop up e banner presenti nelle app o sui siti web) contenenti informazioni non rispondenti al vero e/o omissioni informative circa gli elementi principali dell'offerta (caratteristiche, prezzo ecc.) e i diritti dei consumatori nella contrattazione a distanza (recesso ecc.)».

Semplificando, è sufficiente navigare in modalità wap per attivare in automatico (o quasi) servizi non richiesti, la cui spesa può arrivare a toccare i 20 euro mensili. Sull’argomento esiste anche un report di Agcom, secondo il quale dal 2011 al 2013 le segnalazioni di attivazioni scorrette di servizi premium sono aumentate del +149%. Oltre 500 le denunce mosse verso i già citati operatori telefonici, per un totale di sanzioni superiori a 1,700 milioni in quattro anni.