Blog Parade

La prima classifica dei siti più influenti d’Italia. Quelli che fanno opinione, che cambiano il corso delle notizie e che presto si metteranno a produrre ricavi

I blog non producono ancora ricchezza. Però stanno modificando il modo in cui le persone si formano un’opinione. Questo è indubbio e vale soprattutto per i più giovani, navigatori più assidui della rete. E non c’è nemmeno dubbio che chi è più bravo a stimolare opinioni oggi, sarà più bravo a monetizzare domani. Secondo gli esperti di webmarketing a trarne beneficio maggiore saranno i blogger che potranno dimostrare di essere seguiti da una comunità virtuale di fedelissimi i quali, in qualche modo, “dipendono” dalle opinioni dei blogger perché li ritengono autorevoli, smart o particolarmente esperti. E questo è un punto critico che pochi hanno colto. Ed è proprio a partire da questo che Business People ha deciso non tanto di andare a vedere chi sono i blogger più cliccati della rete, ma di vagliare anche quelli più linkati, i più “quotati”, i più seguiti e i più votati dai navigatori esperti. Ne è venuto fuori un quadro variopinto di blog, scritti da personaggi noti e da sconosciuti, da persone singole oppure da gruppi che si occupano dei temi più vari.
Nella blogosfera spiccano due principali categorie di notizie: quelle relative all’information technology e quelle di attualità «in genere veicolate da editorialisti, politici, opinion leader», spiega Andrea Santagata, ex fondatore di Virgilio, oggi responsabile di Liquida, «e generati da notizie che arrivano solo in parte sulla e dalla stampa». Poi c’è un altro mondo, quello dei cosiddetti “aggregatori”. Si tratta di siti che presentano un campione dei post che ogni blogger inserisce sul proprio sito, e li organizzano per argomento. Sono proprio questi blog a riservare le sorprese maggiori: sembrerebbero i meno influenti sull’opinione pubblica perché privi di affiliazioni politiche e strategie editoriali, eppure hanno lettori fedeli, che ritornano sul sito, commentano e interagiscono.
Per quanto riguarda i blog, secondo i due siti specializzati Technocrati e Blogbabel, il più cliccato e più linkato della rete in Italia è quello di Beppe Grillo. Nessuna sorpresa: ha debuttato nella blogosfera nel 2005, tre anni più tardi l’Observer lo ha collocato al nono posto dei blog più influenti al mondo, il Time addirittura al primo. Nasce una corrente di adepti, i grillini, che fanno politica in giro per l’Italia si inventano il V-day, e alle ultime amministrative beccano 500 mila voti. Nonostante questo all’ultima edizione dei Blogofest, gli Oscar dei blog più votati dai lettori di Macchianera, il sito di Gianluca Neri (che svelò in rete gli omissis del rapporto Calipari e parte della sceneggiatura del finale della serie Lost), Beppegrillo.it si è aggiudicato il premio di blog più screditato d’Italia. Il premio andò a Spinoza, il blog satirico di Stefano Andreoli e Alessandro Bonino che scrivono, raccolgono e pubblicano battute brevi e fulminanti sull’ attualità che arrivano tramite Twitter e Facebook agli indirizzi e-mail di 87 mila persone.Ma il punto resta sempre quello e ancora non è stata trovata una risposta: come trasformare migliaia di click in ricavi. Gli esperti di webmaketing, concordano sul fatto che il numero di vistatori da solo non è più una moneta di scambio sufficiente nel mercato della pubblicità on line. L’investitore cerca da un blogger lettori fidelizzati. Ed è per questo motivo che i click di Spinoza potrebbero esere più spendibili, sul piano pubblicitario, rispetto a quelli di Grillo, visitato anche da navigatori che non condividono le sue idee. Eppure alla domanda se Spinoza dà da vivere, Andreoli risponde che lui e Bonino nella vita fanno altro. «Fino a qualche mese fa il sito non ripagava neanche le spese di gestione. Oggi però abbiamo un piccolo ritorno pubblicitario». Vero è che le frasi irriverenti di Spinoza si sono trasformate “un libro serissimo” diventando, questa sì, una fonte di ricavo. Spinoza è un caso ben riuscito di blog collettivo, gestito cioè da persone che raccolgono i contributi dei loro lettori, li filtrano e li pubblicano. Ma altri casi del genere non mancano soprattutto in ambito giornalistico. Primo tra tutti Voglioscendere, di Pino Corrias, Peter Gomez e Marco Travaglio, secondo miglior blog dell’anno e terzo miglior blog giornalistico del 2009 secondo Macchianera, preceduto solo da Piovonorane e da Antefatto, che sha funzionato da trascinatore de Il Fatto Quotidiano. Piovonorane è la pagina personale, ospitata dal sito dell’Espresso, di Alessandro Gilioli, un appassionato di web 2.0 e di social network, convinto che «Internet in Italia rappresenta un modo per acquisire consapevolezza della mancata innovazione culturale del Paese».
Degno di nota tra i contenuti giornalistici collettivi anche lavoce.info, un blog che, con 2.600 visitatori unici al giorno, si pregia di essere maggior sito di economia d’Italia. LaVoce viene alimentata da 26 blogger tra giornalisti, professori, esperti di finanza che pubblicano opinioni e notizie di economia. Alle loro spalle si muove una redazione snella: quattro giornalisti coordinano il sito che resta, a parte qualche contributo spese ai redattori, no profit e sopravvive, per scelta, senza pubblicità e con i contributi dei lettori. Un altro caso interessante riguarda Claudio Cerasa. È del 1982, è giornalista de Il Foglio e ha dato a Cerazade, il suo blog (tra i 1.500 e i 3 mila visitatori unici), un’intestazione che è un gioco linguistico tra il suo cognome Cerasa, e Sherazade, «la tipa che era obbligata dal sultano a raccontare storie, storie, storie». Cerasa il blog lo ha attivato due anni fa autonomamente, riportando commenti a fatti di attualità e a vicende personali. «Lo scorso anno il giornale per cui lavoro lo ha incorniciato nella propria testata ed ho dovuto parlare meno dei fatti miei e più di fatti pubblici (oggi, infatti, lo trovate su www.ilfoglio.it/cerazade, ndr). Non ho dubbi sul fatto che oggi sia uno strumento di lavoro per un giornalista». Che abbia o meno ricavi, da questo piunto di vista, è irrilevante.
I blog sono diventati il canale di comunicazione preferito anche di alcuni politici. Oltre a Grillo (che però politico ci è diventato proprio con il blog), anche Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, è diventato famoso sul web grazie a una costante gestione del blog. Sempre tra i siti politici, uno dei più singolari è Metilparaben del radicale Alessandro Capriccioli. La sua pagina conquista la posizione numero otto dei blog più linkati d’Italia offrendo il suo punto di vista politico dei fatti di attualità. Perchè Metilparaben? «È il nome del sale di sodio di un fenolo», spiega Capriccioli, «un composto irritante e trova impiego come conservante alimentare e come componente di alcuni cosmetici». Ma nessuna funzione caustica, quella del suo blog. Il nome è stato scelto a caso, solo perchè suonava bene e perché funzionava nell’indicizzazione di Google.
Oltre che di attualità, in rete si parla molto anche di informatica e di nuove tecnologie. Molto seguito è il Tagliablog di Davide Pozzi, un seo specialist (cioè specialista nel dare visibilità a siti e blog) e consulente di webmarketing che si definisce «un venditore di banner». Tramite la sua finestra on line da un lato offre consigli e informazioni sulla blogosfera e dall’altro si fa conoscere e ne ricava ingaggi professionali. A chi vuole fare dei blog una leva di costruzione del brand, Pozzi consiglia di puntare molto su link e contenuti di qualità, facendo attenzione al materiale audiovideo. Invita poi a lasciar da parte alcuni social network come Twitter e Facebook che richiedendo l’applicazione di filtri, potrebbero rivelarsi controproducenti. Più funzionali invece le eco dei post generate su network più professionali come Linkedin, Xing o Viadeo.
Ma i blog offrono una valanga di contenuti anche su questioni più leggere. In primis la cucina. Tutti i maggiori quotidiani on line si sono dotati di una sezione dedicata alle ricette del giorno. Ma la url con i più lettori affezionati è quella di Un tocco di zenzero, che ha conquistato 1.500 visitatori unici al giorno e un miglialio di followers su Twitter, primeggiando nella sezione enogastronomia dei Blogawards del 2009. Sandra Salerno, 42 anni, ex contabile, ha trasformato la passione per la buona cucina in un lavoro, anxi, in un blog. Con la sua reflex, viaggia, assaggia, fotografa, studia ricette e le racconta al popolo della rete. tramite il suo blog, sulla falsa riga di Gambero Rosso, organizza eventi e offre consulenze gastronomiche.Molti altri blog di successo rimangono low-profile. I curatori di Daveblog un sito sulla Tv, o di Splendidiquatrantenni, che parla di chi è arrivato agli “anta”, per esempio, pur contando migliaia tra sottoscrittori e visitatori unici, preferisono rimanere anonimi. Anonima (si sa solo che ha 24 anni) è anche la curatrice del blog-rivelazione del 2009: Uccidi un grissino, salverai un tonno.

 

Record

 

 

500 mila voti alle elezioni per il movimento nato dal blog di Grillo

 

 

87 mila persone seguono Spinoza su Facebook

 

 

2.600 visite rendono La Voce il primo sito economico

 

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