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Non tutte le aziende sono pronte

Non tutte le aziende sono pronte Torna a UNA trend comunicazione
Venerdì, 13 Maggio 2022

Il punto di vista di Alessandra Mazzei, docente di Comunicazione d’impresa

Alessandra Mazzei

Il ruolo della rete, la “scoperta” della comunicazione interna e il valore della diversità. AlessandraMazzei, docente di Comunicazione d’impresa e direttrice del Centre for Employee Relations and Communication dell’Università Iulm, ha spiegato come la pandemia sia destinata a cambiare il modo di comunicare.

Come è cambiata la comunicazione a causa della pandemia?
L’effetto più immediato è stato di trasferirla in tutto o in parte online, unitamente al lancio di campagne per esprimere il sostegno delle aziende al Paese in termini morali e di donazioni. Ci sono poi altri elementi. Innanzitutto, il grande bisogno di scambio umano e quindi oggi c’è un grande ritorno alle iniziative in presenza, anche se quelle online verranno mantenute. Inoltre, la scoperta della comunicazione interna. Le aziende in emergenza si sono trovate a spiegare le direttive per proteggere la salute; l’essere lontani fisicamente ha richiesto delle iniziative per rafforzare la coesione del sistema organizzativo; il collegamento tra la comunicazione interna e quella esterna è diventato più evidente ed è emerso il ruolo della comunicazione interna a sostegno delle strategie dell’azienda.

Il report di UNA parla di sette nuovi trend per il 2022 nella comunicazione. Quali sono quelli, secondo lei, più importanti per il futuro della comunicazione di impresa?
Dal mio punto di vista, i trend che hanno una maggiore carica innovativa sono due. Il focus locale, perché questo attribuisce autenticità e credibilità alle iniziative dell’azienda: serve partire dalle realtà conosciute, riconoscere l’impatto concreto su situazioni e persone, avere spazi per coinvolgere gli interlocutori e i collaboratori. E poi quello sulle connessioni umane: le relazioni umane si sono inaridite, causa il distanziamento, e le persone oggi hanno bisogno di contatto.

Oltre ai trend evidenziati dal report UNA ci sono altre tendenze che vanno ricordate?
L’attenzione sempre più marcata che viene posta verso il riconoscimento del valore della diversità di tutti gli interlocutori, all’interno e all’esterno, e alla loro inclusione. E le conseguenti issue da gestire, in primis quella della credibilità dell’impegno.

Quali di questi sette trend secondo lei sono i più difficili da implementare?
Mi soffermo sul brand purpose . Il report ci dice che è diventato ineludibile. Non tutte le aziende però sono pronte per fare questo passo, perché si entra in un campo valoriale. E molto spesso questo campo valoriale è divisivo: la posizione presa a favore di una causa esclude sempre un’altra parte che non vi si riconosce.

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