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Antonio Conte non è solo la risposta alla crisi del calcio italiano, ma anche della Puma.

L'azienda di abbigliamento sportivo che contribuirà a pagare la maggior parte dello stipendio del neo ct dell'Italia, infatti, naviga da tempo in cattive acque.

Dal 2007 ha sempre chiuso il bilancio in rosso totalizzando perdite per 84,6 milioni di euro.

L'attività di distributore esclusivo di abbigliamento del marchio ha segnato un -25% scendendo a quota 78,2 milioni di euro, un calo solo parzialmente compensato da commissioni retail salite a 13,1 milioni di euro. E il dato 2013 da solo fa segnare un -12,6 milioni dopo il -45,2 milioni del 2012.

A pesare sono state anche le trattative con l'Agenzia delle Entrate che hanno portato al pagamento di imposte per 19,3 milioni di euro (un altro contenzioso è aperto con le Dogane per 14,3 milioni di euro).

Come riporta ItaliaOggi , molti negozi stanno chiudendo nel Centro-Sud e i dati di quest'anno non fanno sperare in un'inversione di tendenza anche se il deficit dovrebbe ridursi fino a -2,6 milioni.

Intanto, sono stati licenziati 36 dipendenti in Italia e la capogruppo ha dovuto garantire una ricapitalizzazione per 15,5 milioni di euro.

Per questo la Puma vuole continuare a scommettere sul marketing: l'accordo con la Nazionale è salito dai 55 milioni perr il triennio 2003-2006 ai 75 dell'ultimo accordo dfino a quest'anno. Il rinnovo al 2022 potrebbe portare un rialzo anche del 20%.

A gestire i contratti saranno la Puma International Sport Marketing, nuova società che ha preso in mano il settore (alleviando i conti dei costi di sponsorizzazione) e avviando una massiccia campagna per contrastare lo strapotere di Nike e Adidas.

Tra i testimonial più in vista, ovviamente, Mario Balotelli, Usain Bolt e gli altri "combinaguai" che potete vedere in questo spot di lancio della nuova campagna #foreverfaster