Le start up ormai spuntano come funghi. E gli acceleratori, che le aiutano a crescere, pure. Da qualche anno il trend è questo, e sembra che diventerà sempre più incalzante. O, almeno, così suggerisce l’European Accelerator Report, studio annuale sugli acceleratori condotto da Gust e Fundacity, network internazionali che operano come punto di incontro fra business nascenti, acceleratori e investitori. La crescita è legata senz’altro al progresso nelle tecnologie digitali, che hanno drasticamente abbassato i costi di lancio di un business, ma anche alla quantità di servizi offerti, come mentorship, finanziamenti e network. Inoltre, dall’indagine emerge che l’Europa è un terreno fertile per gli acceleratori: in testa alla classifica si trova l’Inghilterra, con 9,9 milioni di investimenti, seguita dalla Danimarca (new entry rispetto al 2014, ha più che raddoppiato i finanziamenti, raggiungendo 4,8 milioni di euro), Spagna (4,6 milioni) e Germania (3,2). L’Italia è al quinto posto, con 2,29 milioni di euro investiti da 7 acceleratori in 73 start up.

MERCATO SEMPRE PIÙ VERTICALE. Nel 2015 sono nati 26 nuovi acceleratori in Europa, 14 dei quali focalizzati su mercati molto specifici: sanitario, immobiliare, food, media e via dicendo. Segno di una verticalizzazione crescente dovuta, come indica lo studio, all’interesse delle aziende verso le start up del proprio settore. Gli “hot markets” sono l’Internet of Things per il 77%, SaaS (software as a service) 72%, Fintech 65% e App mobile 65%.

Il 55% dei finanziamenti ad acceleratori è privato e proviene da investitori individuali, angel groups, venture capital e aziende, mentre un altro 26% è un mix di fondi privati e pubblici. Dato che il cash flow inziale delle startup viene solitamente reinvestito per far crescere il business e l’exit non avviene prima di 3-5 anni, i guadagni dagli investimenti in acceleratori avvengono soprattutto nel lungo periodo. Perciò si stanno vagliando altre opzioni per ottenere profitti entro i 12 mesi, come mentorship fees, affitto di uffici, organizzazione di eventi, sponsorship e partnership con aziende. Sono soprattutto queste ultime due a rappresentare una fonte di guadagno per il 58% degli acceleratori nel breve periodo, per il 52% nel lungo periodo.

I MIGLIORI ACCELERATORI. Nella top 20 degli acceleratori per numero di start up stravince l’inglese Entrepreneurial Spark, con 660 nuove imprese finanziate solo nel 2015, mentre negli altri Paesi europei il numero si aggira sotto il centinaio. L’unico acceleratore italiano nella lista è H-Farm. Creato nel 2005, nell’arco dei suoi 10 anni di attività ha prodotto 17 milioni di investimenti, finanziato 100 start up, e impiegato 550 persone nella sua sede. Fra le startup “uscite” da H-Farm e ormai autonome, 20lines, H-Art, H-care, H-umus, Log607, LogoPro e Shicon.