Criptovalute: pronti per l'Euro digitale?

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Chi ha paura del bitcoin? Mai come negli ultimi mesi l’attenzione dei governi è attratta dalle criptovalute, entità dal valore fluttuante, che si materializzano e si smaterializzano senza lasciare traccia di sé, ma lasciando qualche volta molti caduti sul campo. Fenomeno tipico della finanza mordi e fuggi, in grado di generare in pochi minuti tsunami nelle borse di mezzo mondo, spostando capitali, creando nuovi ricchi e anche nuovi poveri. Si è molto parlato del tweet di Elon Musk a giugno, quando la sola ipotesi che Tesla non avrebbe accettato più bitcoin ha fatto precipitare del 40% il loro valore. Ma anche la Amazon di Jeff Bezos, comunicando la disponibilità ad accettare pagamenti in criptovaluta, ha riscaldato l’atmosfera, così come ultimamente Paypal, uno dei sistemi più diffusi e sicuri di pagamento digitale globale sembrerebbe aprirsi a questa possibilità.

L’idea di una moneta digitale soggetta alla banca centrale piace all’86% degli Stati, secondo i dati pubblicati a inizio 2021 dalla Banca dei regolamenti internazionali. Il Vietnam ci sta pensando, El Salvador ha addirittura saltato l’ostacolo con una legge molto discussa che conferisce corso legale ai bitcoin, i quali potranno essere liberamente convertiti in dollari Usa. La Cina ha vietato nel suo territorio le attività di mining – cioè le operazioni effettuate sulle catene di transazioni per estrarre i Bitcoin come un minatore farebbe con le pepite da un filone in miniera – e sta per lanciare il suo yuan digitale. Anche l’Eurozona sta studiando l’Euro digitale, una moneta unica emessa e regolata dalla Banca Centrale Europea, che dovrebbe entrare in uso non prima di cinque anni (due di elaborazione e tre di sperimentazione).

Abbiamo chiesto a Silvia Attanasio, Head of Innovation di Abi, di spiegarci cosa sarà esattamente l’euro digitale e come cambierà il sistema dei pagamenti nel territorio dell’Eurozona. «La Bce sta lavorano a un progetto complesso, alcuni dettagli sono ancora da definire, altri invece sono chiari: l’euro digitale sarà una moneta, quindi con una passività di banca centrale, cioè una rappresentazione digitale di un euro fisico, con lo stesso valore dell’euro di carta. Ci saranno le quotazioni dell’euro rispetto alle altre valute straniere, come già accade, ma non ci sarà una quotazione dell’euro digitale rispetto all’euro». L’euro digitale sarà dunque al riparo dal fluttuare selvaggio delle criptovalute, quella schizofrenia di borsa per cui basta un tweet per portare dalle stelle alle stalle i capitali investiti da chi ci ha creduto. Parliamo quindi di un ulteriore strumento di pagamento da utilizzare per transazioni digitali.

Ma ce n’era davvero bisogno? Le possibilità di pagamenti digitali sono ormai diffuse, molteplici, e radicate. Iniziative come il Cashback di Stato dimostrano proprio che manca non tanto la possibilità quanto la volontà o l’abitudine da parte dei consumatori a utilizzare questa forma piuttosto che il contante. «Anche dei banchieri centrali si sono posti la stessa domanda, ad esempio quest’estate si è avuto un intervento in questo senso nell’ambito della Federal Reserve. Se effettivamente l’euro digitale dovesse funzionare esattamente come una transazione con carta o come un bonifico, con l’unica differenza di essere gratuito, sarebbe come dire che tutti questi strumenti dovrebbero diventare gratuiti. Il punto è che sarà diverso in alcuni aspetti, già noti, altri in fase di studio. Potranno abilitare anche delle funzioni come la programmabilità della moneta in grado di accompagnare una trasformazione dei processi economici, e l’euro digitale sarà una moneta in grado di servire questa trasformazione nelle forme e nei modi che vogliamo darle».

APPROFONDIMENTI

È tuttavia immaginabile che l’inserimento di un mezzo digitale ufficiale e gratuito avrà delle conseguenze sul sistema con cui finora la società dell’eurozona gestisce i pagamenti, digitali ma anche fisici. Un sistema fatto di intermediari, terze parti, che generano economie più o meno importanti. La parola che torna spesso in associazione all’euro digitale è infatti “disintermediazione”, ma la disintermediazione comporta anche lo spostamento di equilibri e sicuramente dei costi. «C’è molta cautela da parte della Bce», chiarisce Attanasio, «proprio perché il rischio esiste. Come Abi riteniamo che sarà soprattutto l’uso del contante a essere interessato dalla nuova moneta digitale, ma certamente è ragionevole attendersi un impatto anche sugli altri sistemi di pagamento. E questo va comunicato molto bene ai cittadini, che ancora non hanno chiare le caratteristiche degli strumenti oggi disponibili, tra quelli che bloccano i fondi sul conto ad altri che non li vincolino. Per questo è ancora più importante che sia una Banca Centrale a monitorare le fasi del processo, piuttosto che una big tech che ha altri obiettivi primari come ad esempio il profitto».

Uno strumento altro dunque, che avrà alcune caratteristiche tipiche, probabilmente mutuando alcune delle funzioni degli strumenti di pagamento digitali in circolazione, e ne aggiungerà di innovative. Ma non inciderà in alcun modo – né per come è stato concepito vuole farlo – nel mercato ombroso delle criptovalute e delle attività a esse connesse. «Le criptovalute si presentano in tante forme, sul mercato si sono affacciate anche le cosiddette stablecoin , criptovalute che con qualche meccanismo cercano di limitare il problema della volatilità. L’euro digitale probabilmente non inciderà in modo significativo sulla diffusione di bitcoin, però è lecito supporre che se l’Eurozona si doterà di una sua propria moneta digitale ufficiale, la maggior parte dei cittadini sarà propensa a preferirla ad altre, se non altro perché garantita dalla Banca Centrale. Bisogna vedere l’euro digitale nel contesto delle altre monete digitali che verranno emesse da Stati esteri, come sta per fare la Cina, non tanto in relazione alle criptovalute esistenti».

Tra i problemi che sono stati sollevati c’è la tutela della privacy. Le criptovalute giocano su un terreno abbastanza nebuloso in termini di tracciabilità e trasparenza. L’Euro digitale al contrario esisterà certamente nel quadro delle norme esistenti, sia in tema di privacy sia in tema di antiriciclaggio. Questa se da un lato è una garanzia per tutti i cittadini e gli operatori onesti, diventa un deterrente per chi preferisce rimestare nel torbido. Inoltre una moneta digitale proprio in quanto tale è più soggetta del contante ad attacchi informatici, il che rappresenta un fattore di rischio che va tenuto in considerazione quando si sceglie di convertire parte del proprio patrimonio. «Su questo aspetto i dettagli sono ancora in via di definizione, ma l’Unione Europea si è dotata di una delle legislazioni più avanzate sul piano della protezione dei dati personali che è il Gdpr», osserva Silvia Attanasio. «In conformità con questa normativa si svolgono tutti i nostri pagamenti elettronici, relativamente ai quali gli istituti bancari devono essere in grado di seguire il denaro e capire che strada prendano i grandi flussi. Queste due esigenze, di tracciabilità e di privacy, convivono in modo molto efficace anche ora, insieme a tutta una serie di norme per contrastare riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo. Il fatto che queste esigenze, apparentemente in contrasto tra loro, siano già oggi soddisfatte dalla legislazione vigente fa pensare che con l’euro digitale si troverà una formula che rispetti privacy e legalità. Anche se la Bce emetterà la moneta, proprio grazie all’opera degli organismi vigilati e delle istituzioni bancarie, non ci sarà visibilità da parte della Bce stessa, o di altro soggetto centralizzato, delle monete in possesso di ciascuno di noi. Come per le banconote, verranno consegnate a clienti, questi sì noti, che poi le useranno come credono». Come avverrà la distribuzione e quali saranno le condizioni che regoleranno gli scambi è ancora oggetto di ipotesi, considerando che andrà a inserirsi in un sistema complesso, fatto di strumenti di pagamento, risparmio e investimenti, servizi finanziari pubblici e privati, e che andrà a impattare sulla liquidità di tutto il sistema. «Mentre il bitcoin può essere accettato o meno da un esercente, l’euro digitale in quanto valuta ufficiale a corso legale sarà accettato ovunque sul territorio dell’eurozona. Sul limite all’utilizzo invece il dibattito è in corso. Un documento recente della Bce ipotizza un tetto massimo, se sarà giornaliero, mensile, o calcolato su una media ancora non è chiaro. Certo è che il sistema si basa sul circuito della raccolta del risparmio e il suo impiego in economia. Non si può sottrarre il deposito da questo equilibrio, per questo devono rimanere in piedi tutti gli altri sistemi. L’euro digitale avrà aspetti più simili al contante che a un conto corrente, e sarà più adatto del contante per alcune operazioni, meno per altre», conclude Attanasio.

Articolo pubblicato su Business People, ottobre 2021