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Non si tratta proprio un tracollo generale per un settore che mantiene tutt’ora oltre il 50% della quota di mercato, ma i segnali della crisi ci sono tutti. La nautica italiana perde terreno e fatica a navigare sull’onda di una crisi che per questo settore ha significato un fatturato complessivo in calo del 28,7% e un valore della produzione delle imbarcazioni in flessione del 24,8% portando la quota di mercato a livello mondiale dal 51% del al 50,2%. Il dato emerge dall’Osservatorio Nautica & Finanza 2011, presentato a Milano da Pentar. Nel 2009, secondo lo studio, i consumi interni sono diminuiti del 33,9%, mentre le esportazioni hanno registrato un calo del 20,5%. “Per il secondo anno consecutivo - si sottolinea nell'Osservatorio - l'andamento delle esportazioni, beneficiando di dati meno negativi delle vendite interne, aiuta il comparto a contenere la caduta”. Maurizio Romiti, vice presidente e ad di Pentar, ha sottolineato i nuovi trend del mercato a livello globale: “Si stanno verificando alcune tendenze, capaci di portare grandi novità e offrire prospettive di crescita molto interessanti”. Un mercato sempre più interessato alle imbarcazioni è la Cina, un “mercato con grandi potenzialità – spiega Romiti - capace di dare spinta propulsiva al settore, ma che richiede di essere affrontato con professionalità e coraggio”.
Alessandro Santini, direttore generale di Pentar, ha sottolineato che “per uscire dalla crisi e affrontare il mercato è necessario che le aziende del comparto siano solide e industrialmente strutturate. L'aggregazione tra aziende permette massa critica, sinergie produttive e soprattutto distributive. Solo attraverso le aggregazioni si possono attrarre investitori come i private equity disponibili ad apportare risorse finanziarie e management con logiche industriali e di lungo di periodo”.