Una “proposta indecente”, un’offerta “difficile da rifiutare” di Nestlé all’uomo più ricco d’Italia, patron della Ferrero. È quanto annunciato in prima pagina da la Repubblica che, attraverso “ricostruzioni attendibili”, parla di un’operazione ancora allo stato embrionale, “talmente delicata che si ha perfino paura a parlarne per evitare di far saltare l’affare prima di essersi seduti a discutere i dettagli”.

LA REPLICA. Attraverso una nota l’azienda ha subito smentito “nel modo più tassativo e assoluto” la trattativa, ribadendo – come del resto è stato scritto nell’articolo de la Repubblica – che Ferrero non è in vendita. “La notizia è del tutto priva di fondamento e inventata di sana pianta”. Smentite anche da Banca Imi, che avrebbe ricoperto un ruolo informale nella trattativa.

LE MOTIVAZIONI. Ma perché Ferrero, una multinazionale sana con 70 anni di storia, un fatturato da quasi 8 miliardi e con solo il 20% dei ricavi in Italia (il business è sviluppato anche nel resto del mondo) dovrebbe cedere a una proposta di Nestlè? Secondo Sara Bennewitz per la Repubblica in ballo ci sarebbe “un delicato passaggio generazionale”, perché non solo Michele Ferrero ha compiuto 88 anni, ma ha dovuto sopravvivere al primogenito morto per infarto nel 2011. “Il figlio Giovanni, che insieme al fratello dal 1997 era a capo del gruppo, continua a essere l’amministratore delegato di Ferrero, ma gestire un colosso da 23 mila dipendenti che ha l’ambizione di voler continuare a crescere non è cosa da poco”. E per far crescere il gruppo si potrebbe agire per vie esterne. “Diventare, per ipotesi, il primo azionista del maggior colosso dell’alimentazione mondiale (Nestlé, ndr )”, che capitalizza 162 miliardi di euro, “ potrebbe essere una via per garantire ai produttori della Nutella e affini un futuro ancora più luminoso di quello attuale”.