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Dieter Rampl

“Non c'è nessun dissidio con Rampl. È tutta una montatura dei giornali, andiamo perfettamente d'accordo”. Questa l’ultima battuta del vice presidente Unicredit, Fabrizio Palenzona, sulla lunga odissea dell’istituto che, dalle dimissioni/estromissione di Alessandro Profumo non sembra ancora aver trovato il proprio equilibrio. Quello che è certo è che non ci saranno le possibili dimissioni del presidente, Dieter Rampl. Dopo quasi sei ore di riunioni in Piazza Cordusio ieri sembra essere stato scongiurato il temuto passo indietro del presidente. “Il problema delle dimissioni del presidente Dieter Rampl non è mai esistito, non esisterà”, ha scandito il vicepresidente vicario della banca, Luigi Castelletti, al termine della lunga giornata. “Ma siamo matti? Finalmente cominciamo a lavorare sul serio”, gli ha fatto eco il consigliere Francesco Giacomin, assicurando che “È ritornata la democrazia, si lavora”. “Il problema non esiste e non è mai esistito”, ha ribadito il vicepresidente Vincenzo Calandra Buonaura.
Un coro unanime, da parte dei tre rappresentanti delle fondazioni azioniste (insolitamente loquaci), per negare l'ipotesi di un nuovo scossone al vertice. Ieri sera, sul tavolo governance, ci sarebbe stata una verifica degli equilibri dopo la scelta del board, la scorsa settimana, di nominare direttore generale Roberto Nicastro per puntare sulla banca commerciale e l'Italia, negando un riconoscimento analogo a Sergio Ermotti, ora in, e alle attività di corporate e investment banking. Rampl, deluso, avrebbe chiesto nei giorni scorsi rassicurazioni agli azionisti sulle priorità nel prossimo futuro, in particolare per quanto riguarda il peso della banca corporate e di investimento e della presenza internazionale del gruppo. Ma era comunque stato lo stesso presidente di Unicredit a negare l'idea di un addio anticipato rispetto alla scadenza del mandato nella primavera del 2012. “Non cambierò il Dna di questo solido gruppo europeo”, ha sottolineato intanto l'ad Federico Ghizzoni in una intervista al quotidiano tedesco Handelsblatt in cui ha sottolineato in particolare che non solo “non ha alcun senso vendere le attività in Germania” ma che “entro cinque anni vogliamo allargare le nostre attività nell'Europa dell'Est”. D'altra parte, ha osservato il manager “il mio obiettivo è di semplificare il gruppo. Questa è una questione chiave”.