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Via libera all’accordo sul Patto di bilancio europeo (Fiscal compact) che, tra le misure, introduce la regola d’oro del pareggio di bilancio, da inserire nella Costituzione di ciascun Paese, o in leggi equivalenti. Un’intesa raggiunta solo da 25 Stati membri e che ha visto il no della Gran Bretagna (previsto) e il passo indietro della Repubblica Ceca. L’accordo, che secondo il presidente Bce, Mario Draghi, rappresenta “un primo passo verso l’Unione fiscale”, prevede anche sanzioni 'semi-automatiche’ in caso di violazione dei vincoli di bilancio (vedi box in fondo all’articolo). Il Fiscal compact entrerà in vigore a gennaio 2013 con la ratifica di almeno 12 Stati.
Il vertice di Bruxelles ha dato il via libera anche alla creazione del Fondo salva Stati permanente (Esm), che dal primo luglio sostituirà quello provvisorio Esfm. È stata rinviata marzo la decisione sulle risorse; si parla di 500 miliardi, come vorrebbe la Germania, o di 750 come chiedono Commissione, Fmi e altri Paesi tra cui Italia.

Fiscal compact – Cosa cambia con l'accordo di Bruxelles
Obbligo pareggio di bilancio - Si introduce la 'regola d'oro’ del pareggio di bilancio nelle Costituzioni nazionali e/o in legislazioni equivalenti. Prevede “sanzioni semiautomatiche” contro ogni “violazione del criterio dell'avanzo”. L'equilibrio è definito come un deficit strutturale (al di fuori degli elementi eccezionali e del pagamento degli interessi sul debito) ad un livello massimo dello 0,5% del Pil. Per i paesi che hanno un debito al di sotto del tetto del 60% del Pil il margine di tolleranza sale all'1%. Le procedure potranno essere bloccate solo con una maggioranza qualificata contraria (85%). I governi hanno un anno di tempo a partire dall'entrata in vigore del Trattato per mettere in atto le nuove norme sul pareggio.
Ritmo di riduzione del debito - Il Patto prevede l'obbligo di rientrare verso il tetto del 60% del Pil al ritmo di 1/20 l'anno per la parte eccedente. Il testo fa riferimento al 'six pack' in cui si menzionano gli altri «fattori rilevanti» che concorrono a determinare la sostenibilità di medio periodo (indebitamento privato, spesa pensionistica, attivo patrimoniale).
Sanzioni e multe - La Corte di giustizia Ue potrà imporre sanzioni fino a un massimo dello 0,1% del Pil ai Paesi che non introdurranno l'obbligo del pareggio di bilancio nelle norme nazionali. Le multe “dovranno essere versate all'Esm”, il Fondo salva Stati permanente che dal primo luglio prossimo subentrerà all'Efsf.
Chi denuncia - La Commissione europea o un Paese della zona euro firmatario dell'accordo.
Il Fondo salva Stati aiuta solo chi firma - L'avvio di “nuovi programmi di assistenza finanziaria attraverso l'intervento dell'Esm sarà condizionato alla ratifica del nuovo Trattato da parte del Paese interessato”.
Fonte: Ansa