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Sanzioni complessive per 3,6 mln di euro e confische per circa 120 milioni di euro. Sono le richieste di pena avanzate oggi dal pm di Milano, Eugenio Fusco nell'ambito del processo che vede coinvolti quattro istituti di credito nel crac della Parmalat. Si tratta di Morgan Stanley, Citygroup, Bank Of America e Deutsche Bank. Le banche rispondono in concorso in aggiotaggio in base alla legge 231. Per ciascun istituto di credito il magistrato ha chiesto una sanzione di 900 mila euro, mentre per le singole confische derivate dal profitto del reato la richiesta più elevata è nei confronti di Citygroup (70 milioni di euro, 5,9 mln per Morgan Stanley, 14 mln per Deutsche Bank, e 30 milioni per Bank of America).
Il pm Fusco, che ha sostenuto l'accusa insieme al collega Carlo Nocerino e al procuratore aggiunto di Milano Francesco Greco, ha chiesto quindi condanne che vanno da 1 anno a 1 anno e 4 mesi, con la concessione delle attenuanti generiche (perché incensurati) ai manager coinvolti nella vicenda del crac Parmalat. Si tratta di Carlo Pagliani, Paolo Basso (entrambi di Morgan Stamley), Marco Pracca, Tommaso Zibordi (entrambi di Deutsche Bank) e Paolo Botta (di Citibank). È stato chiesto invece il non doversi procedere, perché il reato è estinto per prescrizione, per Giaime Cardi (Credit Suisse).

La replica di Citygroup
In seguito alla richiesta del pm, è arrivata la pronta risposta di Citi che ribadisce la propria convinzione che “le accuse prospettate siano totalmente infondate”. Citigroup “è convinta che la discussione dimostrerà la totale estraneità (della banca, ndr) ai fatti contestati e che Citi fu parte offesa della più grave bancarotta fraudolenta della storia italiana”.