Tim Cook, Apple © GettyImages

Tim Cook

Mentre dal punto di vista dei prodotti e delle vendite per Apple tutto procede ‘nella norma’ – con il nuovo iPad che registra vendite record nei primi giorni del lancio sul mercato (vendite a quota 3 milioni) – a livello aziendale si registra un deciso cambio di rotta dalla strategia dettata da Steve Jobs: per la prima volta in 17 anni, infatti, Cupertino distribuirà un dividendo ai propri azionisti, una decisione che probabilmente avrebbe visto contrario il padre fondatore Jobs, scomparso nel 2011. A partire dal quarto trimestre dell'anno fiscale 2012, che si apre l'1 luglio, Apple pagherà 2,65 dollari per azione. Inoltre l’azienda ha annunciato un piano di buy back* da 10 miliardi di dollari; due operazioni che consentono ad Apple di usare parte della sua liquidità, ovvero 97,6 miliardi di dollari. Una cifra sufficiente - riporta il Wall Street Journal - a comprare colossi quali Netflix, Research in Motion, T-Mobile e Twitter. Ma anche per coprire l'intera initial public offering di Facebook o una banca (con la quale potrebbe rafforzare la sua Apple Bank a New York).
“L'innovazione resta la nostra priorità – ha precisato Cook – Queste decisioni non chiuderanno alcuna porta per noi”. Apple precisa di aver dovuto limitare il premio agli investitori (anche se Peter Oppenheimer, il chief financial officer, ammette che il dividendo di Apple “sarà uno dei maggiori distribuiti negli Stati Uniti”) per evitare di attingere alla liquidità fuori dai confini americani: se avesse deciso di voler 'premiare’ con assegni più pesanti gli azionisti attingendo ai 65 miliardi di dollari esteri si sarebbe infatti trovata a una maggiore imposizione fiscale.

Che cos’è il buy-back . Un’operazione che porta al riacquisto delle azioni da parte della società che le ha emesse con lo scopo di ridurre il numero di titoli sul mercato. I titoli riacquistati vengono riassorbiti, cancellandoli (una compagnia, infatti, non può essere azionista di se stessa). Riducendone il numero sul mercato il buy-back produce un aumento del valore delle azioni: ogni titoli, infatti, dà diritto al possesso di un pezzetto più grande dell’azienda.