Aumentano i ricavi, ma diminuiscono gli utili per Eataly; un trend che dovrebbe confermarsi anche per il 2014. È quanto si può ricavare dall’analisi dell’agenzia Radiocor sul bilancio della holding Eatinvest, il gruppo fondato da Oscar Farinetti – a oggi l’imprenditore resta presidente, ma ha lasciato l’azionariato ai suoi tre figli (circa il 60% del capitale) – e che controlla il 60% di Eataly, dopo l’ingresso nel capitale, con il 20%, di Tip. Il bilancio consolidato di Eatinvest, spiega Radiocor, recepisce i conti di Eataly che rappresenta il suo unico bene ed è quindi indicativo di come stia andando il gruppo della distribuzione alimentare di qualità.
Nel 2013 Eatinvest ha registrato ricavi pari a 226,1 milioni (+22%) e un utile netto in calo a 2,6 milioni (-28,5%); giù anche il margine operativo lordo che ha fatto segnare un -21,2% a 10,8 milioni. Negli anni per Eatinvest sono cresciuti i costi, non nel personale – che continua a pesare per il 24% dei ricavi, a 54 milioni di euro – ma nei consumi di materie prime che salgono di due punti arrivando a rappresentare il 48% dei ricavi a 110 milioni. Per quanto riguarda le attese sul 2014 “i primi mesi dell'esercizio in corso danno segnali di prospettive stazionarie rispetto all'andamento registrato durante l'esercizio appena chiuso”. Sul fronte dei debiti, nel 2013 questi sono cresciuti di 43,7 milioni arrivando a 128 milioni. Di questi, 40,4 milioni sono debiti verso le banche, 55,5 milioni verso i fornitori e 12,6 milioni verso i soci.
Per quanto riguarda l'occupazione, dal bilancio Eatinvest emerge come la società dichiari 1.870 dipendenti. L'occupazione è cresciuta in Italia passando da 525 a 733 unità con 247 assunzioni e 39 fra dimissioni e licenziamenti. I numeri più impressionanti arrivano, però, dagli Usa con i 660 assunti nel nuovo store di Chicago e i 680 che lavorano a New York. Il turnover è molto elevato con un totale di 1.326 assunzioni e 631 fra licenziamenti e dimissioni a livello mondiale. Soprattutto negli Stati Uniti, Eataly sembra essere un posto di passaggio per chi lavora: solo a New York, su 680 dipendenti, ci sono state 432 assunzioni e 398 uscite.