Victor Muller © GettyImages

Victor Muller, presidente e Ceo di Saab

Una decisione che lascia a bocca aperta la Swedish Automobile (l'attuale denominazione societaria di Saab) e che mette a rischio il futuro del marchio. L’azienda, con le sue collegate Saab Automobile Powertrain e Saab Automobile Tools, si è vista respingere dalla Corte distrettuale di Vanersborg la richiesta di “riorganizzazione volontaria”, un'importante facoltà concessa dalla legislazione svedese per consentire a un'azienda che ha concluso contratti importanti e che necessitano di un benestare di tipo politico per la loro attuazione, di avere il tempo per ottenere questa approvazione.
Saab, che dallo scorso aprile ha interrotto la produzione e lasciato i dipendenti senza stipendio dopo pesanti perdite nei primi mesi dell’anno, avrebbe iniziato la ristrutturazione (attività estere escluse) grazie alla liquidità garantita dagli accordi con le cinesi Pang Da automobile trade e Zhejiang Youngman Lotus automobile che, una volta ottenuto il via libera da Pechino, dovrebbero finanziare con 245 milioni di euro la rinascita della Casa svedese. La procedura - precisava una nota della Saab – avrebbe garantito il futuro all'azienda ma anche la copertura dei debiti.
Tutto, però, è stato bloccato. Nel respinge la richiesta la Corte ha evidenziato come non le risulti chiara “la modalità con cui Saab sarà in grado di uscire dalla crisi di liquidità e continuare il proprio operato. Secondo la Corte, l'attuale sospensione della produzione potrebbe aver inciso sulla buona reputazione della società e indebolito il marchio Saab”. Saab Automobile non ci sta e ha già annunciato il ricorso, pronta a fornire ulteriori elementi necessari per salvare il marchio dal fallimento.