Il nuovo stabilimento Parmacotto inaugurato nel marzo del 2010

La grande storia di Parmacotto è arrivata all'ultima fetta? Forse no se Marco Rosi, titolare della holding di controllo Cofirm srl, riuscirà nel suo estremo tentativo di salvare il marchio.

Il manager ha chiesto al tribunale di Parma il concordato in continuità per gestire le difficoltà senza danni per i creditori ma con la possibilità di ristrutturare il debito.

ERRORI MANAGERIALI. A pesare sui conti, come ricorda il Corriere della Sera , è soprattutto il leasing da 26 milioni di euro per lo stabilimento inaugurato nel 2009 con sei linee di lavorazione: un macingo per un'azienda dal fatturato attorno ai cento milioni. Oltre ai due ristoranti aperti a New York con il cofinanziamento della Simest che ora ha in pegno il 15,6% dell'azienda.

Mentre 200 dipendenti tengono il fiato sospeso, si attende la decisione del tribunale che potrebbe anche nominare un commissario (che potrebbe essere Alberto Guiotto o lo studio Ghiretti e associati).

L'alternativa possibile è l'ingresso di un gruppo concorrente nel capitale. La Giacomo Amadori si sarebbe già mossa, all'orizzonte ci sono Grandi Salumifici Italiani, Beretta e Aia (gruppo Veronesi).