Uno degli ultimi capolavori dell'azienda bergamasca: la storia di Milano proiettata sul Castello Sforzesco © Clay Paky

Si spegne la luce su un’altra eccellenza italiana. Clay Paky finisce nelle mani tedesche di Osram. L’azienda bergamasca ha creato un piccolo impero nel mondo dello spettacolo.

Cerimonie inaugurali delle Olimpiadi, notte degli Oscar, consegna dei premi Nobel ma anche il giubileo di Elisabetta II. E ancora i concerti di Madonna e Lady Gaga così come quelli del Cirque du Soleil: on c’è un solo grande evento degli ultimi anni che non sia stato illuminato dagli effetti speciali dell’azienda di Seriate.

Il colosso dell’illuminazione da 35 mila dipendenti e 5,3 miliardi di euro è partito da Monaco all’assalto dell’impresa lombarda e dei suoi 81 dipendenti capace però di un fatturato da 60 milioni di euro: impossibile conoscere l’entità dell’offerta – almeno fino all’ok dell’Antitrust – che deve essere stata però irrinunciabile per il patron Pasquale Quadri che fondò Clay Paky nel 1976.

«Clay Paky rappresenta un investimento strategico e mirato nell’ampliamento della divisione Specialty lighting», si legge nella nota dell’ad tedesco Wolfgang Dehen. «L’integrazione con Osram, che possiede grandi competenze tecnologiche e ha una profonda conoscenza del mercato dell’illuminazione, è una opportunità ideale per lo sviluppo ulteriore di Clay Paky», spiega invece Quadri, «sono lieto di poter offrire alla mia società, ai miei collaboratori ad ai nostri clienti una soluzione affidabile per un futuro sicuro. Osram intende lasciare a Clay Paky una notevole indipendenza nella gestione delle proprie attività operative».

Secondo gli accordi preliminari infatti la sede rimarrà a Seriate così come il gruppo dirigente. Osram acquisirà in particolare le nuove tecnologie a risparmio energetico introdotte dai bergamaschi.