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Viaggio nei misteri del transfer pricing . Lo conduce Assonime nel mondo delle multinazionali segnalando tutte le difficoltà che ruotano attorno alla definizione del «giusto prezzo» nelle transazioni infragruppo per le multinazionali.

Controlli invasivi, muro di gomma da parte dei verificatori, burocrazia e ostacoli per l'accesso alla convenzione arbitrale: è insomma praticamente impossibile arrivare alla definizione di un prezzo inattaccabile da parte del fisco.

IL QUADRO. Nel mondo due terzi delle operazioni tra controparti straniere avviene infragruppo, ecco perché il tema del transfer pricing non può essere ignorato, ricorda ItaliaOggi .

Le aziende denunciano la mancata volontà di collaborazione da parte di Gdf e Agenzia delle Entrate. Anzi, ricorderebbe le pratiche usate in India, Marocco o Bulgaria più che quella dei maggiori Paesi Ocse. E talvolta - beffa ulteriore - le imposizioni fiscali tricolori non vengono accettare all'estero perché non giustificate adeguatamente.

Secondo Ernst & Young, nel 2012 l'Italia era tra le aree più a rischio di contestazione insieme con Argentina, Brasile, Cina, Ecuador, Finlanda, Ungheria, Indonesia, Malaysia e Messico. Per la gioia dello Stato che incassa sanzioni amministrative proporzionali.

LE PROPOSTE. Ecco dunque le proposte di Assonime per rendere più efficiente il processo:

1. Affidare i controlli sui prezzi a team specializzati

2. Elaborare una procedura ad hoc per le verifiche

3. Condividere tra imprese e amministrazione le principali questioni di metodo e merito

4. Semplificare la documentation

5. Riconsiderare il regime delle sanzioni amministrative (passare a sanzioni edittali)

6. Affinare gli strumenti di prevenzione dei conflitti e i rischi di doppia imposizione

7. Armonizzare le iniziative con quelle portate avanti in sede europea

8. Rendere efficaci gli strumenti di risoluzione delle doppia imposizione post rettifica