Moody’s ha declassato i titoli di Stato italiani di due gradini, da A3 a Baa2, con outlook che resta negativo. Le motivazioni? Fiducia del mercato sempre più fragile, rischio di contagio proveniente da Spagna e Grecia e clima politico in vista delle elezioni politiche della prossima primavera. Non solo, l’agenzia evidenzia che il giudizio sul rating «potrà essere abbassato ancora in caso di ulteriore deterioramento delle prospettive economiche o di difficoltà nell'implementazione delle riforme».

Una bocciatura quasi senza appello, accolta non troppo bene in Italia e in Europa.

Secondo Simon O’Connor, portavoce del Commissario europeo agli affari economici e monetari Olli Rehn, il declassamento è frutto di «una tempistica inappropriata e discutibile». Una decisione che trascura «gli impressionanti progressi fatti dall’Italia sui conti pubblici» e che non tiene conto del « considerevole avanzo primario» previsto in Italia nel 2013. Non solo, O’Connor ha anche manifestato il proprio apprezzamento per quanto fatto finora dall’Italia, «la recente legge sulla spending review, così come l’adozione della riforma del mercato del lavoro». Un’opera «impressionante e credo senza precedenti, e incoraggiamo il governo a proseguire lungo questa strada».

Contro il giudizio dell’agenzia di rating anche il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi. «L’Italia e il nostro sistema manifatturiero sono molto più forti di quello che appare dalle valutazioni di Moody’s».