Mario Monti © GettyImages

Mario Monti

Affinché famiglie e imprese possano beneficiare di un minor tassazione è necessario estendere la fiscalità anche al mondo della finanza. È la convinzione del premier Mario Monti che, mentre alla Camera è in corso l’iter di approvazione della manovra – che dovrebbe passare al Senato mercoledì 21 dicembre – interviene a Palazzo Madama per aggiornare l’aula sul recente vertice del Consiglio Ue. Di fronte alle pesanti contestazioni della Lega Nord (con tanto di cartelli con scritto “basta tasse”) il professor Monti ha confermato di aver espresso a Bruxelles un parere favorevole per l’introduzione della Tobin tax (al contrario del precedente governo), ovvero una tassazione delle operazioni finanziarie.
Il premier è apparso anche fiducioso nei confronti degli eurobond, osteggiati ancora dal cancelliere tedesco Angela Merkel: "Ci sono due finestre aperte che sarà nostra cura coltivare; il meccanismo di informazione tra Stati membri sui programmi di debito pubblico, presupposto di una futura emissione comune, e la decisione di presentare entro marzo del rapporto sui modi con cui approfondire l'unione fiscale”. Monti racconta di aver cercato di spiegare alla Merkel che nel progetto degli eurobond “non si cela la volontà subdola di evitare la disciplina finanziaria”, gli eurobond sono strumenti “per favorire la crescita”. E l'Europa farebbe male, aggiunge Monti, “se si infliggesse da sé il male di privarsi di un grande mercato finanziario”.

“POLITICA PARALIZZATA” . Tornando alle polemiche interne causate dalla manovra salva-Italia, alla vigilia del voto in commissione Bilancio e Finanze della Camera, il premier ha risposto a chi gli rimproverava un eccesso di durezza degli interventi: “L'alternativa era l'avvitamento della crisi del debito sovrano che porterebbe non alla recessione ma alla distruzione del patrimonio degli italiani e all'evaporazione dei redditi”. Le misure prese, invece, spingono Monti a dire di essere fiducioso sul fatto che i mercati “reagiranno positivamente”.
Il neo presidente del Consiglio è d’accordo con chi afferma che non serviano ‘professori’ per decidere queste pesanti misure. Il problema – sottolinea Monti che non rinuncia a una frecciata alla classe politica – sono stati i veti incrociati dei partiti che hanno portato alla paralisi della politica. Da qui la speranza che torni presto il tempo in cui gli “eletti sappiano guardare alle cose che servono al futuro del paese”.