Cresce la quota di controllo straniero sui marchi italiani, con Lvmh a potenziare la partnership con Marcolin dopo il matrimonio tra Essilor e Luxottica, nella direzione di grandi mutamenti in un settore come quello del lusso, che guarda sempre più all’occhiale come accessorio pregiato. L’investimento francese su Marcolin, gruppo di occhialeria italiano e quarto al mondo nel settore, è di circa 50 milioni, pari a poco meno del 10% dell’azienda. Così il gruppo del lusso decide di puntare sul business dell’eyewear, seguendo una strategia diversa dal solito, dato che fino ad oggi era sempre stato restio a dare in licenza la produzione dei suoi occhiali, affidandosi invece a diversi fornitori per diversi marchi, come Luxottica per Bulgari e Safilo per Dior, Fendi e Givenchy.

Grazie a questo intervento Marcolin, per cui nel 2016 si stima un fatturato in crescita rispetto ai 435 milioni del 2015, riceve così non solo un investimento azionario, ma anche una prova che, se superata, lo porterà a produrre per tutti i marchi di Lvmh, a partire da Céline (finora prodotto da Safilo), Emilio Pucci (parte del private equity francese Pai Partners) fino a, potenzialmente, Louis Vuitton, che finora ha previsto per i suoi occhiali il lancio e la distribuzione solo presso i suoi negozi. Il periodo sarà utile per valutare la bontà della collaborazione, prima che Marcolin perda i suoi altri licenziatari, da Diesel a Ermenegildo Zegna, Roberto Cavalli e la Tod’s di Diego Della Valle.

In previsione di una effettiva acquisizione di Marcolin, le ricadute dell’accordo potrebbero essere di peso soprattutto per Safilo, che ieri ha registrato -13,9% in Borsa, perché la produzione per i marchi di Lvmh, Dior in primis, è pari ad un terzo del suo fatturato. Mentre va un po’ meno male per Luxottica, che a parte la licenza di Bulgari, non ha grandi contratti con Lvmh.