Dalla pagina Facebook di Colt

Niente più cartucce per l’americana Colt Defense. L’azienda del leggendario marchio di armi da fuoco – ben 179 anni di storia – è entrata in amministrazione controllata sotto il peso dei debiti; a pesare sull’azienda sono stati il cambio della domanda di fucili sportivi e di pistole, ma anche i ritardi nelle vendite attese al governo americano ed estero (Colt produce carabine e fucili M16 per l’esercito Usa). La fine di un business? No, almeno non ancora. "Restiamo aperti per business", ha affermato in una nota Keith Maib, Chief Restructuring Officer dell’azienda, sottolineando che la bancarotta consentirà alla società di ristrutturarsi. "Il piano che annunciamo consentirà a Colt di ristrutturare il bilancio, rispettando allo stesso tempo i nostri obblighi nei confronti di clienti, venditori e fornitori".

La richiesta di amministrazione controllata stima tra i 100 e i 500 milioni di dollari sia gli asset che le passività. L'azienda intende mettersi in vendita all'asta entro il 3 agosto, con una offerta iniziale di buyout dal gruppo di private equity Sciens Capital Management, già tra i grandi finanziatori della società con una quota dell’87%.