l denaro gratis — o quasi —piace. Le banche europee hanno approfittato con gioia dell'immissione di liquidità effettuata dalla Bce in due stadi, l'ultimo ieri, a un tasso dell'1%. Il risultato è stato che nel sistema bancario sono entrati oltre mille miliardi: una volta sistemate vecchie operazioni con la Bce, almeno 500 sono denaro nuovo, che prima non c'era. Ciò è stato e sarà determinante nel disarmare il pericolo di blocco del sistema creditizio. L'operazione-mammut si porta però dietro qualche dubbio. Da una parte (soprattutto se fosse ripetuta) sembra la continuazione, in chiave europea, della consolidata strategia della Federal Reserve: mettere a disposizione del mercato quantità infinite di denaro per evitare che le bolle — in questo caso la bolla del debito — esplodano. Il rischio è che sotto il mantello della grande liquidità le banche abbiano un periodo di grazia di tre anni (tale è la durata dei prestiti della Bce) nel quale possono evitare di sistemare i loro bilanci. Nel 2015 il rischio bancario potrebbe ripresentarsi, ingigantito. È vero che su questo denaro all'1% le banche faranno profitti facili: ma anche qui il pericolo è che diventino dipendenti da questo sistema di finanziamento quasi senza rischi.
Da un'altra parte, con la nuova liquidità le banche possono comprare titoli pubblici ad alto rendimento, cioè di Paesi della periferia dell'Eurozona. Ciò riduce gli spread rispetto alla Germania e riduce la pressione per fare riforme radicali: i segni ci sono già in Spagna — nella revisione degli obiettivi del bilancio e nella riforma delle banche — e in Francia — dove nella campagna elettorale si parla di abbassare l'età pensionabile. Il denaro facile piace ma di rado si dimostra davvero così facile.

Di Danilo Taino per il Corriere della Sera di giovedì 1° marzo