Herman van Rompuy e José Manuel Barroso © European Union, 2011

Da sinistra Herman van Rompuy e José Manuel Barroso

Quella che si sta attraversando non è una crisi economica che riguarda (o è stata causata) soltanto dall’Unione europea; è giusto quindi che anche le altre potenze mondiali, a cominciare da Stati Uniti, Cina e Giappone contribuiscano al rilancio del Vecchio Continente. Si può riassumere così la lettera che i presidenti di Consiglio e Commissione Ue, Herman Van Rompuy e José Manuel Barroso, hanno inviato ai rappresentanti del G20 chiedendo “l’aiuto di tutti” per ridare alla Ue la spinta necessaria a rimettersi in piedi. L’accordo dello scorso 27 ottobre non è certo il capitolo finale di un percorso che dovrà tirare fuori l’Europa dallo spettro della recessione: la ricapitalizzazione delle banche sistemiche e l’aumento del Fondo salva Stati non sono la soluzione a tutti i problemi. L'Europa stessa non è per niente sicura che il meccanismo anti-crisi messo in piedi funzioni davvero, con numeri ancora ballerini nonostante fossero pensati per dare sicurezza ai mercati, e i dubbi sulla capacità di attrarre investimenti esterni all'Europa.
“Noi abbiamo fatto la nostra parte, ma serve l'aiuto di tutti per assicurare ripresa globale e crescita”, scrivono Barroso e Van Rompuy, assicurando che l'Europa, nel frattempo, non siederà sugli allori di un accordo non ancora pronto a decollare. “Applicheremo le misure anti-crisi in fretta e con rigore - promettono i due presidenti - fiduciosi che ciò contribuirà ad una rapida soluzione della crisi”. Ma se ciò non dovesse bastare il G20 non può abbandonare i suoi partner europei.
Per capire se la richiesta di aiuto e il richiamo al senso di responsabilità sarà sufficiente, bisognerà aspettare Cannes. Ma nel frattempo sembra crescere la sfiducia, soprattutto da parte britannica, con Londra che annuncia che non aiuterà in alcun modo il Fondo salva Stati, nemmeno tramite il Fmi. E anche il contributo Usa, tramite il Fondo monetario, è tutto da verificare, considerate le difficoltà di Obama già con la crisi americana. Un primo sì arriva dalla Russia che, attraverso l'alto consigliere economico del Cremlino, Arkady Dvorkovich, si è detta disponibile a fornire aiuto finanziario ai membri dell'eurozona tramite l'Fmi e a tenere colloqui bilaterali con i singoli Paesi. Mosca potrebbe investire fino a 10 miliardi di dollari.
Intanto il Fondo monetario in una nota ha informato di aver avviato una revisione degli strumenti di finanziamento a sua disposizione. “L'obiettivo della revisione – spiegano dal Fmi – è rafforzare la capacità del Fondo di mitigare il contagio fornendo liquidità ai Paesi che hanno politiche e fondamentali forti e che sono colpite da stress sui mercati finanziari. Il rafforzamento degli strumenti punta a gestire i bisogni dei paesi membri. Strumenti che non sono mirati a particolari Stati”.