Investimenti socialmente responsabili: l'Italia è pronta

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

L’Italia è pronta per gli investimenti SRI: i criteri di sostenibilità, responsabilità sociale e inclusività potrebbero diventare presto da una parte i criteri decisivi per il risparmiatore nella scelta della banca o della SGR e dall’altra un fattore competitivo determinante per l’industria. Il target più sensibile a questi temi risulta essere quello dei millennial (i nati tra il 1980-2000) anche se, i più propensi agli investimenti, sono la generazione dei baby boomer (i nati tra il 1946-64). È questa la fotografia emersa dalla ricerca di Finer per Assogestioni presentata ieri al Salone del Risparmio, nel corso della conferenza L'Italia è pronta per la sostenibilità? Investimenti ESG, un cammino lungo 20 anni , che l’associazione ha realizzato in collaborazione con Banca Generali.

Investitori e professionisti chiedono più informazione e formazione

Secondo l’indagine, basata su un campione di 1.700 individui (tra investitori finali, professionisti tra Consulenti Finanziari, Private Banker e Operatori Bancari, fund selector e gestori) il tema dell’informazione su questo tipo di investimenti risulta essere centrale: sia per ammissione degli investitori finali che dei distributori (banche e reti) e delle sgr. La conoscenza dei temi, evidenzia la ricerca, è proporzionale al patrimonio investito: se da una parte il 49% dei clienti private e dei clienti HNWI descrivono correttamente gli ESG come investimenti che creano valore attraverso una strategia che integra, nella valutazione delle società in cui si investe, anche l’analisi finanziaria con quella ambientale, sociale e di buon governo, dall’altra parte invece, il 49% dei clienti mass market e il 42% dei clienti affluent  e upper affluent, confondono gli ESG con gli investimenti «no profit» che mettono, cioè, al primo posto la salvaguardia ambientale, il rispetto dei diritti umani, della società, la parità di genere e razza, senza considerare i profitti e i rendimenti per l’investitore.

Anche la conoscenza della terminologia riflette questa proporzionalità col patrimonio investito. Se i termini italiani quali sostenibilità, responsabilità sociale e inclusività sono conosciuti ai più e principalmente a coloro che investono somme maggiori, le sigle risultano essere meno note a tutti: solo il 10% dei clienti private e HNWI conosce il significato della parola SRI, percentuale che scende all’8% per gli investitori affluent e upper affluent e il 4% per i mass market. Non va meglio per la sigla ESG conosciuta solo dal 12% dei private e HNWI, dal 13% degli affluent e upper affluent e dal 3% dei mass market.

Rispetto a qualche anno fa, tuttavia, le tipologie di investitori intervistate si dichiarano più sensibili ai temi SRI e, interrogate sul perché, gli investitori mass market individuano come primo motivo gli effetti dei cambiamenti climatici (91%), gli affluent e upper la crisi e il fallimento delle società che non rispettano i temi della SRI (77%) e i clienti private e HNWI (88%) il fallimento progressivo delle banche che non hanno rispettato questi valori.

Alla domanda sul chi dovrebbe veicolare le informazioni su questa tipologia di investimenti, la quasi totalità degli affluent e upper (98%) e il 92% dei private e HNWI individua, come prima risposta, il proprio referente per gli investimenti, mentre l’88% degli investitori mass market indica, nella propria banca o la società cui affida i soldi, il primo referente ideale. Anche le sgr diventano, per gli investitori, gli interlocutori adatti alle informazioni su questa tipologia di investimenti: lo pensano il 72% dei private e HNWI, il 64% degli affluent e il 43% dei mass market.

Mancanza di chiarezza: ecco la principale barriera

La principale barriera alla sottoscrizione di prodotti ESG risulta essere la mancanza di chiarezza per tutte le tipologie di investitori intervistati: per i mass market al 75%, per gli affluent & upper al 43%, per i private e HNWI al 31%.

Per quanto riguarda invece l’altra faccia della medaglia, quella cioè dei professionisti, l’indagine di Finer evidenzia come gli investimenti SRI siano correttamente descritti dai consulenti finanziari e private banker, ad eccezione dei bancari tra i quali, un buon 22% lo associa ancora alle associazioni no profit.

Rispetto a qualche anno fa, fotografa l’indagine, è aumentata l’importanza dei prodotti ESG all’interno delle banche per tutte le tipologie dei professionisti, in primis gli asset manager (81%), seguiti dai Fund selector (77%), i consulenti finanziari (72%), i private banker (64%), gestori bancari (41%).

E i clienti? Secondo i professionisti gli investitori finali sono poco informati. La mancanza di chiarezza evidenziata da parte dei risparmiatori trova dunque riflesso nelle risposte che i professionisti danno sulle cause principali di una mancata sottoscrizione: la mancanza d’informazione. Tra le leve per aumentare l’interesse a sottoscrivere prodotti di investimento sostenibile e responsabile il parere è unanime: maggiore informazione ed educazione finanziaria.