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Enrico Bondi, attuale ad di Parmalat

Partiamo subito da un dato di fatto: Lactalis non ha nessun obbligo ad alzare il prezzo per l’Opa su Parmalat. L’offerta pubblica dei francesi (che controllano circa il 29% della società italiana) è “volontaria” e quindi non esiste nessun vincolo di prezzo*. Molto probabilmente il Cda, che ieri si è espresso definendo l’Opa “non congrua” al valore di Parmalat, avrebbe voluto veder rivalutare l’offerta avvicinandola a quei 2,8 euro pagati dai francesi ai tre fondi Skagen, MacKenzie e Zenit nelle scorse settimane per raggiungere la soglia del 29%. Ma così Lactalis dovrebbe aumentare il suo esborso (e il suo debito) di altri 260 milioni portandolo a 3,635 miliardi, rispetto ai 3,375 previsti. Una cifra che i francesi non hanno alcuna intenzione di tirar fuori dalle tasche. Diciamo allora che l’idea del board di Collecchio è più una raccomandazione agli azionisti che un invito a Lactalis ad alzare il prezzo. E a proposito del prezzo: ma quanto vale Parmalat? Né il Cda Parmalat, né l’advisor Goldman Sachs (banca chiamata dal Cda Parmalat per esprimere una valutazione) hanno definito una cifra. È vero, Lactalis è arrivata a pagare le azioni di Parmalat anche 2,8 euro per azione, ma è anche vero che fino allo scorso ottobre il titolo in Borsa viaggiava sull’1,9 euro per azione (poi salito a 2 euro dopo l’interesse dei tre fondi) e solo dopo l’annuncio dell’Opa le quotazioni hanno raggiunto la soglia dei 2,6 euro per azione.
Sarà il mercato a decidere, l’offerta partirà lunedì 23 per concludersi l’8 luglio. In quanto Opa volontaria Lactalis non è obbligata a comprare tutte le azioni di Parmalat. L'obiettivo dei francesi è quello di chiudere l'offerta almeno col 55% del capitale in modo di centrare una delle condizioni d'efficacia dell'operazione. Se raggiungesse soltanto questa soglia, Lactalis conquisterebbe la maggioranza assoluta di Collecchio limitando peraltro l'intervento delle banche a poco più di un miliardo di euro.

* Secondo la normativa italiana l’Opa obbligatoria ‘scatta’ nel momento in cui l’azionista supera la soglia del 30% del capitale. In questo caso il prezzo dell’offerta pubblica d’acquisto corrisponde al prezzo massimo pagato dall’acquirente per acquisire il pacchetto di controllo (nel caso di Parmalat, 2,80 euro per azione). In caso di Opa volontarie, invece, il prezzo lo fa l’offerente e il mercato – se valuta l’offerta troppo bassa – può semplicemente decidere di non vendere.

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