Piazza Affari © Paolo Ferrarini

Palazzo Mezzanotte, sede della Borsa italiana

È stata una settimana da incubo per i mercati. Da una parte la delusione per l'assenza di misure concrete da parte del governo italiano, attese in occasione del discorso alle Camere del premier Berlusconi e per sottrarre Piazza Affari alla tenaglia della speculazione. Dall'altra la decisione della Bce sul riavvio del programma di acquisto dei titoli di Stato che, al momento, lascia fuori Italia e Spagna. In mezzo, non determinante, ma pur sempre influente, la crisi del debito americana. Sono questi i principali fattori che, secondo analisti e operatori, stanno destabilizzando i mercati. Anche venerdì mattina lo spread tra Btp italiani e Bund tedeschi ha registrato un punteggio record, pari a 412 punti – poi rientrato sotto i 400, dopo l’annuncio, da parte del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, di una riunione del governo per decidere misure stimolo all'economia.
Giovedì, però, la Borsa italiana se l’è vista brutta e a fine contrattazioni aveva ‘bruciato’ 17,5 miliardi di euro di capitalizzazione. “È stata una delle giornate più deliranti dei miei 25 anni di attività – ha ammesso all’Ansa un ‘decano’ di Piazza Affari – Non si vendono solo le banche: oggi si vende tutta l'Italia. Le parole di Berlusconi non hanno frenato la speculazione”. Ma la vera e propria mazzata è arrivata dalla Banca centrale europea, secondo l'economista di Intesa Sanpaolo, Luca Mezzomo. Accanto a misure positive sulla liquidità “per evitare tensioni sull'interbancario”, la Bce ha fatto “un disastro” con “l'annuncio bomba” del presidente, Jean-Claude Trichet, sul riavvio del programma di riacquisto dei bond governativi. “Tutti si aspettavano che avrebbero riguardato i titoli spagnoli e italiani tanto che, dopo l'annuncio, c'è stato un restringimento degli spread”. Invece, è poi emerso, gli acquisti si sono limitati a Irlanda e Portogallo, facendo galoppare nuovamente il differenziale tra Bund e Btp.
Più di un operatore punta il dito sull'assenza del governo. “La mancanza di un piano di azione concreto e dettagliato potrebbe deludere le aspettative degli investitori” sottolineava Unicredit in un report sull'intervento di Berlusconi, in cui si definiva “deludente” un'agenda delle riforme che non si concentra su riforma del mercato del lavoro e liberalizzazioni, “i principali ostacoli per riguadagnare competitività”, e in cui manca un piano dettagliato per anticipare le misure della finanziaria. Il 'fattore politica’ si misura anche nell'allineamento dello spread tra i titoli decennali di Italia e Spagna, ristrettosi da metà giugno a oggi da 81 a 9 punti base. “L'Italia è ormai considerata come la Spagna”, commenta un analista di una primaria banca italiana. E in presenza di un debito pubblico di quasi 1.900 miliardi e una crescita attesa attorno all'1% nel 2011 - secondo molte voci a Piazza Affari - questo è un lusso che non ci è più concesso.