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È guerra tra le borse mondiali per la conquista di un posto di primo piano nel controllo dei mercati finanziari. Il London Stock Exchange, di cui fa parte anche Borsa Italiana, convola a nozze con la canadese Tmx. E a poche ore dall'annuncio della fusione tra le due sponde dell'Atlantico, il Nyse di New York ed Euronext (Parigi, Amsterdam, Bruxelles e Lisbona) si preparano al matrimonio con Deutsche Boerse. Il risiko del settore riparte così alla grande, a soli quattro mesi dall'offerta della borsa di Singapore per l'australiana Asx.
Dalla fusione tra Lse e Tmx, tutta in carta, nasce un gigante con due teste, a Londra e Toronto, quotato sui rispettivi listini, e circa 5,5 miliardi di euro di capitalizzazione. Sarà, tra le società che gestiscono i listini, la settima al mondo per capitalizzazione e la quarta per ricavi (circa 1,2 miliardi di euro). E la più grande se si considerano le 6.700 società quotate con una capitalizzazione di mercato aggregata di circa 4.350 miliardi di euro. “Stiamo creando il più grande listino al mondo per le materie prime, energetiche e naturali settori delle risorse, così come il primo mercato per le imprese piccole e di medie dimensioni» ha detto Xavier Rolet, ad del Lse che ricoprirà la stessa carica nel nuovo gruppo mentre il presidente sarà Thomas Kloet (ad del Tmx). “Si stanno delineando quei sei o sette grandi gruppi destinati a rimanere e noi a questo punto ne facciamo parte”, ha commentato l'ad di Borsa Italiana Raffaele Jerusalmi, uno dei tre italiani che resteranno in Cda. Gli altri sono Massimo Tononi e Paolo Scaroni, indicato come vicepresidente del nascente colosso. In particolare per Milano, che continuerà ad avere un ruolo di primo piano per il reddito fisso e lo scambio di azioni post-negoziazione, “è un'opportunità per esportare il nostro modello sul reddito fisso perché in Canada non ne esiste uno simile - spiega Jerusalmi - e anche per ampliare molto il mercato”.
Tuttavia la presenza italiana nel capitale e nella stanza dei bottoni del superlistino è destinata a ridursi. Gli azionisti canadesi riceveranno 2,9963 azioni Lse per una Tmx ed entreranno così con il 45% nel nuovo gruppo. I soci del Lse avranno il 55% e si diluiranno proporzionalmente. Nella nuova mappa la borsa di Dubai avrà l'11,3% (dal 20,6%), la Qatar Investment Authority l'8,3% (dal 15,1%), Unicredit il 3,3% (dal 6%) e Intesa Sanpaolo il 2,9% (dal 5,3%). Per far posto a 7 consiglieri canadesi Borsa Italiana perderà due posti in consiglio (quelli di Intesa e Unicredit). Cinque poltrone sono infine destinate agli 'inglesi’. “Il processo di integrazione sarà monitorato da vicino, per far sì che siano mantenuti gli attuali presidi regolamentari e di vigilanza necessari ad assicurare l'integrità dei mercati”, ha assicurato il presidente della Consob, Giuseppe Vegas. Quanto all'asse New York-Parigi-Francoforte l'accordo che si profila prevede per gli azionisti di Deutsche Boerse circa il 59-60% della società che nascerà dalla fusione, tutta in titoli, a fronte del 40-41% degli azionisti di Nyse Euronext. Doppia la sede: a New York e a Francoforte.