Le numerose variabili del panorama geopolitico e macroeconomico – dalle fluttuazioni della valuta ai diminuiti flussi commerciali – preoccupano i dirigenti, ma non frenano le operazioni di acquisizione e fusione tra aziende. Anzi: il contesto socio-economico, soprattutto quello italiano caratterizzato da bassi tassi di crescita del Pil, porta i manager a pianificare nuovi deal con l’obiettivo di veder crescere più rapidamente il business delle aziende. Ad analizzare le prospettive globali di M&A è il 15° Global Capital Confidence Barometer (CCB) di EY, un sondaggio condotto su oltre 1.700 dirigenti d’azienda in 45 Paesi.
In base al sondaggio oltre la metà delle aziende intervistate (il 57%) prevede di concludere affari nei prossimi 12 mesi, la seconda percentuale più alta registrata in sette anni di storia del Barometer . Più del 90% dei dirigenti si aspetta che il mercato M&A migliori o resti stabile nel prossimo anno e meno del 10% vede una contrazione delle proprie pipeline nello stesso periodo. Inoltre ci si aspetta che joint ventures, alleanze e altre forme d’investimento integrino le acquisizioni e muovano la crescita incrementale.

Aumenta l’attenzione per l’M&A middle size
I “mega deal” restano un’opzione strategica per le imprese, ma il trend M&A è prevalentemente rivolto a deal più piccoli e mirati, con l’obiettivo di raggiungere una rete sempre più ampia che comprenda start up e innovatori tecnologici in rapida crescita. Secondo il Barometer, metà delle società (49%) ha in media più di cinque deal in corso e più della metà confida di concludere accordi tra i 250 milioni e il miliardo di dollari. Più del 90% dei dirigenti si aspetta che le loro pipeline restino stabili o migliorino nei prossimi 12 mesi.

Sempre più rilevante la combinazione tra settori
La fusione e combinazione tra settori è parte sempre più rilevante del panorama M&A, data la sempre maggior penetrazione da parte delle imprese in segmenti adiacenti o indipendenti, anche influenzata dai continui cambiamenti di scenario competitivo causati dalla digitalizzazione. Le conclusioni hanno mostrato che il fattore più citato dalle aziende per le acquisizioni cross sector è la competizione (19%), seguito dal desiderio di raggiungere nuovi clienti (19%) e di estendere l’offerta di prodotti e servizi (19%).
I settori più appetibili per le acquisizioni sono quelli del consumer product e retail, nel quale il 71% delle aziende pianifica deal, seguito da prodotti industriali (60%), life sciences (56%), technology (54%), automotive (54%) e oil and gas (52%).

I manager italiani confermano l’interesse verso strategie di crescita inorganica
Per i manager italiani, i principali rischi che possono impattare sia sulle attività ordinarie dell’azienda che sulle strategie di M&A sono gli stessi che affrontano i dirigenti a livello globale, ossia la volatilità dei mercati e le variabili geopolitiche. Il 56% degli intervistati del nostro Paese prevede acquisizioni o progetti di fusione nei prossimi 12 mesi, in linea con le aspettative globali (57%).
Le prospettive per il mercato M&A sono considerate in linea con i sei mesi precedenti, sia in termini di numero di opportunità di acquisizione (69% degli intervistati) sia in termini di probabilità di closing (78% dello stesso campione).
Anche i manager italiani evidenziano possibili M&A in settori non coincidenti con il core business, in seguito a strategie di innovazione di prodotto/servizio, di ricerca di nuovi clienti, aree geografiche e tecnologia. Le M&A nei core business sono invece generalmente trainate dalla ricerca di nuova tecnologia (per il 44% degli intervistati) e di talenti (per il 28% degli intervistati). La grande maggioranza degli intervistati (circa 90%) attende una pipeline M&A stabile nei prossimi 6/12 mesi.