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Se tutto andrà come previsto, per questo Natale le casse dello Stato italiano potranno contare su un gran bel regalo. È infatti vicino l’accordo fiscale tra Italia e Svizzera che dovrebbe permettere al nostro Paese di riportare nei nostri confini parte di quel capitale detenuto nelle banche svizzere. I due Paesi potrebbero chiudere l’intesa entro il 21 dicembre per poi dare il testo dell'intesa a governi e parlamenti per la ratifica. Fonti interne al Tesoro, e riportate dall’agenzia Ansa , confermano che “si sta lavorando per un risultato positivo ma ci sono ancora diversi punti aperti”.

I PUNTI DELL’ACCORDO. L’obiettivo della Svizzera sarebbe quello di arrivare a un accordo simile a quello già raggiunto con Gran Bretagna, Austria e Germania (per quest’ultimo manca solo la firma): l’Italia dovrebbe beneficiare di una specie ‘una tantum’ per sanare la situazione dei conti attualmente attivi in Svizzera da parte di correntisti italiani, più una tassazione futura molto vicina all'aliquota del nostro Paese; in cambio il correntista manterrà l'anonimato perché la Svizzera vuole continuare a tutelare la privacy dei correntisti. Una volta trovato l'accordo, quindi, il cliente della banca svizzera avrà tre possibilità: chiedere all’istituto di pagare l'imposta e restare anonimo, dichiararsi al fisco italiano, oppure chiudere il conto.

LE QUESTIONI NON RISOLTE. Resta da decidere quale sarà l’aliquota sui conti corrente (sia passate che future), ancora aperta anche la questione del trattamento che avranno i correntisti che lasciano la Svizzera. Negli accordi già firmati con Austria, Germania e Gran Bretagna è previsto solo che da Berna vengano indicati i dieci Paesi principali in cui emigreranno i capitali. Ma l'intesa dovrà essere complessiva, altrimenti difficilmente troverà il via libera da parte dei partiti che siedono nel governo federale o delle associazioni di banche e imprese. C'è la questione delle 'liste nere’ che impedisce una parità di condizioni per banche e aziende svizzere in Italia. C'è il problema dei frontalieri per i quali dalla Svizzera viene versato in Italia il 38% dell'imposta, contro aliquote molto più basse, fanno presente deputati del Canton Ticino, per i frontalieri tra altri Paesi e la Svizzera.

I TEMPI. Se queste questioni saranno risolte – ma tra gli addetti ai lavori c’è ottimismo – per vedere i primi effetti sulle casse italiane, si dovrà attendere verosimilmente almeno il 2014: dal testo dell'accordo alla firma potrebbe passare anche un anno di tempo per i due Paesi. Inoltre teoricamente la Svizzera potrebbe sottoporre a referendum la questione, ma per le precedenti intese non sono state raccolte le firme sufficienti.