L’intero Cda di Ferrovie dello Stato ha rassegnato le dimissioni in massa. Vertici compresi. Stando a quanto emerso, il pomo della discordia sarebbe la privatizzazione di Fs: un tema sul quale l’amministratore delegato Michele Mario Elia e il presidente Marcello Messori avrebbero avuto opinioni differenti. Il primo, infatti, optava per una vendita in blocco di una parte del gruppo, mentre Messori riteneva più opportuno procedere prima con uno scorporo della rete di binari, degli immobili e di alcune controllate.

Secondo alcune fonti, ci sarebbero state forti tensioni anche tra il governo, azionista di maggioranza, e i vertici del Cda. Da qui la richiesta, avanzata dal premier Matteo Renzi a Elia e Messori, di fare spontaneamente “un passo indietro”. Davanti al loro rifiuto, l’unica soluzione rimasta sarebbe stata quella della dimissione dell’intero Cda, che avrebbe portato al conseguente rinnovo dei vertici. E così è stato. «Le dimissioni del Cda, quale conseguenza della diversità di vedute con il governo rispetto alla privatizzazione del gruppo, evidenziano quanto sia sbagliato affrontare una scelta così complessa e strategica per il Paese con mere logiche di far cassa», commenta Claudio Tarlazzi del sindacato Uiltrasporti. Con una nota ufficiale, l’azienda ha comunicato che «un'assemblea per la nomina del nuovo Consiglio sarà convocata il più presto possibile». Secondo indiscrezioni, in pole position per il ruolo di a.d. ci sarebbe Renato Mazzoncini, amministratore delegato di Busitalia, controllata di Fs: si tratterebbe di una vecchia conoscenza di Renzi, il quale nel 2012, nelle vesti di sindaco, aveva siglato con Mazzoncini un accordo per la privatizzazione dell'azienda ferroviaria fiorentina.