“Promuovere la crescita dov’è la crescita”, è questa la filosofia del nuovo piano industriale di Enel, come spiegato dallo stesso a.d. Fulvio Conti. "Vogliamo mantenere la disciplina finanziaria e siamo qui per migliorare il nostro investment grade : è la nostra stella polare". Il nuovo piano, in linea con l’attuale strategia di Enel, prevede infatti di destinare il 57% degli investimenti complessivi, pari a 25,7 miliardi di euro (2014-2018), ai Paesi emergenti, con un’attenzione particolare per l’America Latina. I due asset principali saranno l’investimento di 6 miliardi in energie rinnovabili e il potenziamento della rete di distribuzione. Di contro, verranno ultimate le dismissioni (centrali a olio e turbogas) per circa 4,4 miliardi mentre gli investimenti per le fonti convenzionali scenderanno del 24%, ossia da 10,1 miliardi (2013-2017) agli attuali 7,7 miliardi (2014 – 2018).
Sul fronte occupazionale, Enel assumerà 1.500 giovani a fronte di circa 4.500 uscite volontarie. Queste ultime saranno incentivate soprattutto nei mercati maturi. Dunque, Italia compresa. La riduzione dell’organico è però finalizzata a raggiungere l’obiettivo di un abbattimento di costi di 5,7 miliardi di euro posto dal piano. Infine era dal 2010, anno in cui il pay out scese dal 60% al 40%, che il gruppo non annunciava un aumento del dividendo: "Con il consenso del consiglio di amministrazione potremmo aumentare il pay out dal 40% al 50% dal 2015", conferma Conti. Nel 2018 l'indebitamento dovrebbe essersi stabilizzato sui 37 miliardi a fronte di Ebitda attorno a 16 miliardi. Conti sottolinea la "profonda trasformazione che ha portato Enel ad essere una vera multinazionale, una strategia che di fronte alla crisi si é rivelata giusta. Dal 2005 il gruppo è passato da 34 milioni di clienti concentrati in due paesi ad oltre 60 milioni di clienti in 40 Paesi".