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Nuove regole in materia di salvataggio degli istituti di credito. Si passerà dal Bail out al Bail in, ovvero dal salvataggio esterno a quello interno: saranno i soci, poi gli obbligazionisti e, infine, i grandi correntisti a farsi carico di una parte del costo del salvataggio della banca in crisi; solo successivamente entrerà in gioco lo Stato.
Con l’unione bancaria, dopo la vigilanza unica sono state armonizzate anche le norme per prevenire e gestire le crisi bancarie in Europa; la disciplina entrerà in vigore a gennaio, ma se un istituto di credito italiano dovesse avere difficoltà prima, da noi le nuove regole comunitarie, come evidenziato dal Corriere della Sera , potrebbero essere applicate subito dalla Banca d’Italia, che avrà la regia dei salvataggi.

COS’È IL BAIL IN E COME FUNZIONA. Il bail in, in pratica, consentirà alla Banca d’Italia di ridurre il valore delle azioni o dei crediti per assorbire le perdite e capitalizzare l’istituto. Secondo una gerarchia ben precisa, si segnala sul quotidiano di Rcs, a pagare sarebbero prima i soci, poi i detentori di convertibili e subordinati; poi toccherebbe ai possessori di obbligazioni bancarie e depositi. In fondo alla scala delle responsabilità ci sono i correntisti più “ricchi”, ovvero coloro che nella banca in difficoltà hanno depositato più di 100 mila euro a testa e per la parte che eccede questa cifra. Restano esclusi i depositanti sotto i 100 mila euro; la soglia di tutela vale per i conti correnti, libretti di deposito, certificati di deposito. Preservati dal bail in anche cassette di sicurezza, titoli depositati in conto deposito e crediti da lavoro o dei fornitori. L’intervento del Fondo europeo pubblico, per il 5%, è previsto se il bail in è stato applicato per almeno l’8% del totale del passivo. L’intervento pubblico, invece, è un evento straordinario di ultima istanza.