Mario Draghi © European Union, 2013

Mario Draghi

Il voto è “democrazia” e l’esito elettorale in Italia spaventa meno i mercati di quanto spaventi media e politici. È l’opinione del presidente della Bce, Mario Draghi, che, dopo aver rivisto al ribasso le stime di crescita dell’Unione per il 2013 e aver lasciato invariati i tassi allo 0,75% (ma lasciando aperto uno spiraglio per un taglio futuro) ha tranquillizzato media e investitori dopo le tensioni post elettorali. “Dopo un po' di eccitazione subito dopo le elezioni – ha affermato il presidente Bce – i mercati sono tornati più o meno dove erano prima (al momento lo spread è a 304 punti, ndr ). I mercati capiscono che siamo democrazie, che siamo 17 Paesi".
L’Italia, ha aggiunto, continuerà sulla strada delle riforme indipendentemente dall'esito delle elezioni: “Molti dei processi di risanamento continueranno ad andare avanti con il pilota automatico”. Il nuovo esecutivo, tuttavia, dovrà procedere sulla strada delle riforme strutturali, unica via per ritrovare la crescita mantenendo il risanamento del bilancio rafforzando così la fiducia degli investitori. “È molto importante - sottolinea Draghi - perché scenderebbero gli spread, si avrebbero tassi sui prestiti più bassi e quindi più crescita e più creazione di posti di lavoro”.