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L’Ecofin appoggia la candidatura del governatore di Bankitalia, Mario Draghi, alla guida della Banca centrale europea. A circa 24 ore dalla designazione formulata dall’Eurogruppo nei confronti del banchiere italiano, anche i 27 ministri delle Finanze dell’Unione europea hanno dato il loro consenso. Ora la nomina ufficiale spetta ai capi di Stato e di governo che il 24 giugno, sentiti i pareri del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo della stessa Bce, avvieranno la procedura per la successione di Jean-Claude Trichet.
Il mandato dell’attuale presidente della Banca centrale scadrà a fine ottobre, dopodiché Draghi, una volta salito ai vertici dell'Eurotower, si troverà davanti molti nodi da sciogliere. L'arrivo di un banchiere italiano, la cui nazionalità ha ostacolato non poco l'iter di designazione alla guida della Bce, segnerà con ogni probabilità una nuova fase di rapporti con i Paesi del Sud d'Europa, i più colpiti e i più a rischio (caso Irlanda a parte) per la crisi del debito. Secondo alcuni osservatori, come riporta l’agenzia Ansa, Draghi potrebbe essere più convincente con i governi meridionali dell'area euro, spingendoli ad adottare più severe discipline finanziarie.
La prima sfida per il nuovo presidente sarà presumibilmente quella di conquistarsi sin da subito sul campo con una politica rigorosa la fiducia dei Paesi dell'Europa continentale, a partire dalla Germania, che fino all'ultimo ha mostrato il suo scetticismo. A novembre, quando il governatore si trasferirà a Francoforte, la crisi greca avrà forse superato la fase più acuta, ma nella sua agenda Draghi troverà ancora sicuramente il problema della gestione del ritorno alla normalità. Del resto da qui all'autunno andrà necessariamente trovata una soluzione su come evitare il dissesto totale del Paese: se cioè optare per la concessione di nuovi aiuti o se optare per la temuta, ma da alcuni giudicata inevitabile, ristrutturazione del debito, ipotesi a cui Trichet si è già detto profondamente contrario.
Non è escluso peraltro che quello che sta succedendo ora ad Atene non si ripeta a distanza di qualche mese come un copione già scritto anche in Portogallo. Sul tappeto resta inoltre il problema inflazione, arrivata ad aprile al 2,8%, ben lontana quindi dalla soglia del 2% ritenuta consona dalla Bce. Per affrancarsi dall'immagine di italiano dalla svalutazione facile disegnatagli addosso dai tedeschi, Draghi dovrà dare prova di rigore e severità e trasformarsi in un falco. Alzare i tassi di fronte all'allarme prezzi significherebbe però non solo apprezzare ancora di più un euro già gonfiato ed estremamente sfavorevole per le imprese esportatrici, ma anche mettere in estrema difficoltà le banche in molti casi dipendenti dalla liquidità della Bce e alle prese con delicate operazioni di ricapitalizzazione.