Lorenzo Bini Smaghi © GettyImages

Lorenzo Bini Smaghi

Piccolo incidente diplomatico tra Francia e Italia con il governo del nostro Paese che si ritrova ora in una posizione di imbarazzo nei confronti dei cugini d’oltralpe. Il problema? L’equilibrio di poteri all’interno della Banca centrale europea. La soluzione? Lorenzo Bini Smaghi. Una regola non scritta della Bce, infatti, suggerisce l'opportunità di assicurare la presenza nel proprio 'board' di un solo rappresentante di ciascuno dei principali Paesi dell'area euro: in pratica con l’uscita di Jean-Claude Trichet e l’arrivo di Mario Draghi, l’italiano Bini Smaghi – attualmente nel Cda dell’istituto europeo – dovrebbe lasciare posto a un francese. Un accordo già scritto tra Francia e Italia che, però, non ha considerato il parere dell’interessato il quale, in assenza di un’alternativa migliore, vuole mantenere il suo posto. E così il governo italiano si trova alle strette con il presidente francese Nicolas Sarkozy che conferma di voler appoggiare la candidatura Mario Draghi alla presidenza della Banca centrale europea, ma al tempo stesso “è fiducioso che l'Italia manterrà la parola data”. Non è proprio un ultimatum, ma poco ci manca.
L’Italia ha già provato a chiedere le dimissioni di Lorenzo Bini Smaghi dal board. Ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invitato Bini Smaghi a “compiere spontaneamente e responsabilmente un passo indietro”, ma senza successo. Il banchiere fiorentino ha ribadito che il mandato per i componenti del board della Bce, che sono indipendenti, è di 8 anni e il suo scade solo il 31 maggio 2013. Precedenti di dimissioni prima del mandato a Francoforte peraltro ce ne sono, come quando appunto Christian Noyer si fece da parte al momento dell'elezione di Trichet. E probabile che Bini Smaghi aspetti una proposta seria dal governo: lasciare il board della Bce, ma per un altro posto di prestigio. Fra le ipotesi anche quella di governatore della Banca d'Italia al quale però ambirebbero l'attuale direttore generale Fabrizio Saccomanni, ben visto dalla struttura interna e attualmente con maggiori chance, e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli.