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Mario Draghi

Una cosa è sicura: senza l’euro la crisi sarebbe stata peggiore per tutti. È l’opinione dell’attuale governatore della Banca d'Italia e futuro presidente Bce Mario Draghi che da Parigi, in occasione di un convegno organizzato dall'Institut Montaigne (Tre anni dopo il crollo di Lehman Brothers: lezioni e sfide della crisi ), invita i Paesi dell’eurozona “restare uniti” per combattere la crisi. Nel corso del suo intervento il banchiere italiano ha sottolineato il successo “folgorante” della moneta unica, un successo che “è andato al di là di ogni speranza” e grazie alla quale l’Europa ha potuto fornire una risposta “straordinaria” alla crisi economica. Certo, le incertezze dell’azione dell’Europa, spiega Draghi, hanno influito negativamente sulla crisi e hanno contribuito al contagio. “Questo è un aspetto che dobbiamo riconoscere con franchezza”, ammette il futuro presidente della Banca centrale europea che, però, sottolinea la “lezione della crisi” degli ultimi tre anni: l'integrazione europea “è un imperativo che non può più essere rinviato”.
MISURE ANTICRISI. Parlando in generale sulle misure da adottare a livello nazionale per rilanciare l’economia, il governatore di Bankitalia invita tutti a rimboccarsi le maniche: “Non esiste una bacchetta magica”, servono riforme strutturali, “consistenti e credibili pacchetti che comportino un ampio impegno politico per aumentare la competitività e l'occupazione sulla base di strategie decise in comune”. Per Draghi, “anche se queste riforme possono prendere del tempo per dispiegare appieno i loro effetti, non si dovrebbe sottostimare l'impatto che un ben disegnato programma potrebbe avere sulla fiducia e le attese così come creare le condizioni per un immediato aumento nella domanda e nell'attività”.
BCE E TITOLI DI STATO. E sul tema dell’impegno da parte dei singoli Stati, Draghi ha invitato tutti i Paesi membri dell’area Ue (Italia compresa) a “non dare per scontato” il programma di acquisto dei titoli di Stato deciso dalla Banca centrale europea nelle scorse settimane. “È giunta ora l'ora che i governi si assumano le loro responsabilità e agiscano rapidamente per risolvere la crisi del debito sovrano”; l’Europa, infatti, non può intervenire sul problema di base: “mancanza di disciplina di bilancio e scarsa crescita”.