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Intenzionati a considerare investimenti in mercati esteri più di tutti gli altri europei: è questo il ritratto degli investitori italiani, che emerge da uno studio globale di Legg Mason Global Asset Management condotto su oltre tremila potenziali investitori a livello internazionale. A guardare fuori dai confini nazionali è il 55% del campione italiano intervistato, una percentuale che supera quella di tutti gli altri paesi europei – in Germania si ferma al 25% e in Francia al 20% – e che, a livello globale, supera anche quella degli Stati Uniti (stabile al 24%) ed è seconda solo alla Cina, dove si trova il 71% di investitori pronto a scommettere al di fuori del proprio Paese.
Ma su quali mercati sarebbero pronti a scommettere i nostri connazionali? Soprattutto quelli europei (a esclusione del Regno Unito), citati dal 64% degli intervistati, seguiti da Stati Uniti (63%), Paesi emergenti non-Bric e Brasile (62%), India (60%) e Cina (59%). I maggiori ostacoli individuati rispetto a investire fuori dai propri confini sono l’insufficiente trasparenza e la difficoltà di accedere alle informazioni richieste per questo tipo di investimenti (42%), seguiti dal rischio a essi associato (38%) e dall’incertezza globale (37%). Infine, una parte degli investitori menziona il rischio valutario (36%).
A livello di asset class, la ricerca realizzata dalla società globale di risparmio gestito rivela che il 57% degli investitori italiani è intenzionato a prendere in considerazione l’estero come area di investimento per il comparto azionario e addirittura il 68% intende farlo per il reddito fisso. Per procurarsi un’esposizione agli investimenti internazionali il 56% utilizzerebbe fondi globali che investono in una varietà di paesi, solo il 28% preferisce fondi mono-paese.