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Un anno da dimenticare per i presidenti non esecutivi delle principali società sul mercato italiano, che hanno visto scendere le loro retribuzioni fino al 34% in un anno; possono sorridere, invece, gli amministratori delegati che, anche grazie a un andamento positivo dell’indice borsistico Ftse Mib, hanno registrato guadagni superiori al 25% rispetto all’anno precedente. Sono i due principali risultati dello studio annuale presentato da Mercer sui compensi nei Cda nelle principali società quotate sul mercato italiano. Lo studio, giunto alla seconda edizione, evidenzia una maggiore tendenza a retribuzioni più legate alle performance rispetto agli anni precedenti. Una tendenza che ha portato gli amministratori delegati nel 2013 a guadagnare, mediamente, tra 1.772.000 e 1.853.000 euro, comprensivi di incentivo a breve termine; al tempo stesso i Presidenti di holding invece passano da una mediana di 400 mila euro a 265 mila euro.

PRESIDENTI. L’adeguamento alle disposizioni dei regolatori (Consob, Banca d’Italia, Ivass) ha portato a una netta diminuzione della remunerazione fissa per i presidenti non esecutivi, che raggiunge il -34%. I dati del report evidenziano tuttavia ancora grosse differenze di retribuzione; questo perché il processo di adeguamento alle nuove disposizioni ancora non è stato completato da parte delle aziende e il trend di decrescita potrebbe continuare anche nel 2014.

AMMINISTRATORI DELEGATIò. Diverso invece il capitolo degli a.d.. Dai dati si evince un incremento del 26% nell’erogazione degli incentivi di breve termine collegati alle performance. Gli incentivi variabili di breve termine erogati agli amministratori delegati variano da 0 a oltre 1.786.000 euro, con una mediana di 434 mila euro. La presenza di valori pari a zero (mancata erogazione del bonus) conferma, secondo Mercer, l’efficacia dei sistemi di incentivazione adottati, che vanno a premiare solo dove meritato.

DONNE NEI CDA. Le società quotate e le partecipate pubbliche hanno puntato a una presenza maggiore di donne nei consigli di amministrazione e collegi sindacali, come richiesto dalla normativa e in linea con la tendenza globale. Rispetto al dato 2012, che vedeva solo il 74% dei Cda annoverare donne in carica, quest’anno la percentuale ha raggiunto l’84%. Su 534 membri dei board, 55 sono donne, mentre su 116 amministratori esecutivi, cinque sono donne, dato in crescita rispetto alle tre in carica nel 2012. Infine sei società su 38 hanno board senza donne; in percentuale significa che nel 16% dei casi i board non hanno rappresentanza femminile.

TRASPARENZA. In un contesto caratterizzato sempre più dall’attenzione, sia dei regolatori che dei media, ai temi di retribuzioni e corporate governance, emergono alcuni tentativi di introdurre maggiori forme di trasparenza sulle retribuzioni di varia natura dei manager, introducendo per gli azionisti la possibilità di esprimere un parere sulle politiche retributive dei dirigenti.