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Qualcuno aveva già iniziato prima dell’appello dello scorso venerdì, ma è innegabile che l’avviso a pagamento pubblicato sul Corriere della Sera (leggi) a spese dell’imprenditore Giuliano Melani ha stimolato molti all’acquisto di buoni del tesoro italiani. In breve il signor Melani, che si era definito “uno dei portatori sani della soluzione” a questa crisi del debito, aveva invitato a investire 4.500 euro a persona in titoli di Stato per azzerare il debito dell’Italia (lui ne ha investiti 20 mila). Diversi imprenditori, professionisti e professori universitari hanno aderito all’appello; anche qualche politico ha investito fino a 40 mila euro in buoni del Tesoro. L’onda d’urto, capace di far scendere lo spread Btp-Bund, però, non c’è stata anche perché, come ha spiegato all’Ansa il capo delle strategia tassi euro di Bnp Paribas, Alessandro Tentori, “per avere degli effetti positivi bisogna muovere ammontare molto alti. Per riacquistare tutto il debito in titoli di stato ogni italiano dovrebbe acquistare 27.000 euro di bond”. Una bella cifra, parte della quale è già nei portafogli dei cittadini. Come fa notare Ivan Malavasi, presidente di Rete Imprese titolare di un'azienda metalmeccanica: “Il 50% dei cittadini detiene già il debito pubblico italiano”.
L'appello di Melani ha mosso anche le banche. Prima Montepaschi, poi Intesa Sanpaolo, ora UniCredit hanno annunciato di rinunciare alle commissioni se ci sarà un Btp-Day.
E mentre sale l’interesse per un Btp-Day, il presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, chiede agli istituti di credito un “ulteriore impegno” nella trasparenza. “Ben venga” l’azzeramento delle commissioni , spiega Catricalà, ma le banche “spieghino ai risparmiatori che l'azzeramento delle commissioni di acquisto non equivale all'azzeramento di tutti i costi connessi alla sottoscrizione. La trasparenza è d'obbligo. Sarebbe assurdo che un gesto compiuto in nome di una buona causa finisse invece per creare nuova sfiducia nel sistema finanziario del nostro Paese”.