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I nostri capitali detenuti illecitamente nelle banche svizzere ammontano a una cifra compresa tra 130 e 200 miliardi di euro. Attraverso lo scudo fiscale varato dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, sono stati regolarizzati quasi 40 miliardi

Dopo Germania e Gran Bretagna, anche l’Italia potrebbe presto trovare un accordo per recuperare parte del capitale italiano detenuto nelle banche svizzere, trovando così parte di quelle risorse per finanziare la crescita e l’abbattimento del debito pubblico. Potrebbe, perché l’intesa italo-elvetica ancora non c’è ma, come confermato dalla segreteria di Stato svizzera, il dialogo va avanti.
L’accordo che i due governi stanno portando avanti dovrebbe basarsi su quello già raggiunto da Londra e Berlino: un’imposta secca sul capitale detenuto in Svizzera (che dovrebbe oscillare tra il 20 e il 34% della somma) e una tassazione futura degli interessi, pari a quella applicata nel paese di residenza, in Italia il 20%.
Considerando che i capitali italiani in Svizzera sono pari ad una cifra compresa tra 130 e 200 miliardi di euro circa, la tassa potrebbe fruttare da 26 fino a 70 miliardi, mentre dalla tassazione dei rendimenti potrebbero arrivare nelle casse dello Stato italiano circa un miliardo di euro ogni anno.
L’intesa di massima – secondo quanto riporta il Corriere della Sera – potrebbe essere questione di poco tempo anche perché la stessa Svizzere ha interesse a concludere un negoziato che salvaguardi il segreto bancario. L’Italia potrebbe così contare sulla tassazione alla fonte (anonima) non solo delle rendite maturate sui depositi bancari, ma (almeno su carta) anche sui redditi dei contribuenti italiani che beneficiano di enti e strumenti particolari, come fondazioni, trust, società costituite in Paesi offshore. Si aprirebbe poi un canale informativo per evitare che altri soldi possano essere depositati illecitamente in Svizzera.