Per il Metro-Goldwyn-Mayer è la fine di un’era. I mitici studios di Hollywood, conosciuti anche come Mgm e titolari del celebre personaggio James Bond, hanno portato da poche ore i libri al tribunale fallimentare di Los Angeles per chiedere la procedura di bancarotta protetta prevista dal Chapter 11. Respinto quindi l’offerta di acquisto da parte della Lions Gate Entertainment e dal miliardario Carl Icahn. Quella della Mgm è stata una lenta agonia: per anni lo studio cinematografico ha lottato per cercare di abbattere una montagna di debiti, ma alla fine ha dovuto alzare bandiera bianca. Settimana scorsa la decisione dei creditori di ricorrere al piano di riorganizzazione e alla conseguente presentazione della richiesta di ricorso al Chapter 11. Oltre al ricorso alla bancarotta pilotata, i fondatori di Spyglass Entertainment, Gary Barber e Roger Birnbaum, dovrebbero diventare co-amministratori delegati della società.
La canadese Lions Gate, in cui Icahn è il maggiore azionista, aveva offerto 1,7 miliardi in azioni e obbligazioni ai creditori di Mgm per rilevare il 'Leone Ruggente’. Ma questi, guidati da JPMorgan Chase e dagli hedge fund Anchorage Advisors e Highland Capital Management, hanno respinto il tentativo del miliardario di fondere Mgm con Lions Gate e in base al piano di ristrutturazione scambieranno oltre 4 miliardi di dollari di debito con la maggior parte delle azioni della nuova società riorganizzata. Alla fine lo stesso Icahn, che detiene circa il 10% del debito di Mgm, ha deciso di appoggiare la richiesta di procedura presentata dalla casa cinematografica. Mgm si aspetta ora che il giudice fallimentare federale approvi la ristrutturazione entro 30 giorni.