Ettore Gotti Tedeschi

Ettore Gotti Tedeschi

Si sente “mortificato, profondamente umiliato” e le indagini sul suo conto sarebbero solo frutto di un “equivoco”. A poche ore dalla notizia dell’indagine della Procura di Roma sui vertici dello Ior (Istituto per le opere di religione) per presunta violazione delle norme anti-riciclaggio, il presidente dell’istituto, Ettore Gotti Tedeschi prova a ripercorrere la giornata di ieri che lo ha visto implicato, insieme al direttore generale dello Ior, Paolo Cipriani, in un nuovo scandalo che coinvolge la città del Vaticano. Le indagini sono partite in seguito al sequestro preventivo di 23 milioni di euro, soldi che stavano transitando da un conto Ior presso una filiale del Credito Artigiano su altri due conti, sempre dello Ior, presso la Jp Morgan di Francoforte e la banca del Fucino. Gotti Tedeschi e Cipriani, in quanto legali rappresentanti, avrebbero omesso di indicare, in tutto o in parte, le generalità del soggetto per cui è stata eseguita l’operazione.
“Ieri – racconta Ettore Gotti Tedeschi a il Sole24Ore – ho avuto un lungo colloquio con il cardinale Tarcisio Bertone”, segretario di Stato Vaticano e presidente della commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior. “Ho pensato di chiedere le dimissioni – continua – ma il cardinale mi ha confermato la sua fiducia e lo ringrazio”. Il presidente dello Ior sottolinea come la notifica della Procura arrivi “senza motivazione” per una “normale operazione di tesoreria”. Per quanto riguarda l’assenza di generalità sul bonifico, Gotti Tedeschi spiega che si è trattato di “un equivoco”: con il Credito Artigiano, infatti, “non erano state attuate le nuove regole procedurali di trasparenza che lo Ior sta implementando. Da quando sono stato nominato alla presidenza – aggiunge - mi sono sforzato, insieme al direttore generale, Paolo Cipriani, di affrontare i problemi per i quali oggi vengo indagato, dedicandomi a tempo pieno alla risoluzione degli stessi”. Gotti Tedeschi si sente tuttora “amareggiato anche per i modi” sottolineando come poche ore prima dalla notifica delle indagini “mezza Roma sapeva che sarebbe arrivato questo provvedimento. Non sono un malfattore – conclude – è una vita che agisco secondo valori etici molto netti. Un errore di procedura viene usato come scusa per attaccare l’Istituto, il suo presidente e più in generale il Vaticano”.
Intanto presidente e direttore generale dell’istituto Vaticano potrebbero venire interrogati a breve in Procura a Roma. Il procuratore aggiunto Nello Rossi e il pubblico ministero Stefano Fava stanno infatti preparando la prossima attività istruttoria che, appunto, dovrebbe tra l'altro vedere la convocazione dei due indagati entro pochi giorni a, Palazzo di Giustizia.