Nasce il terzo polo bancario italiano. I soci di Banco Popolare e Banca popolare di Milano hanno approvato la fusione nelle rispettive assemble decretando la trasformazione in Spa. Il processo darà vita al terzo soggetto per dimensioni dopo Intesa Sanpaolo e Unicredit e che sarà presente per il 77% dei suoi sportelli nelle quattro regioni sulle 10 più forti in Europa. Appena 118 i contrari nell'assemblea veronese di Banco Popolare, più nutrita l'opposizione in Bpm con i 2.731 contrari in gran parte tra i soci pensionati. A spiegare le ragioni della fusione ai soci milanesi ci ha pensato l'amministratore delegato della Bpm, Giuseppe Castagna: «Si tratta di un salto con cui vi chiediamo di guardare al futuro e non al passato», per garantire l'indipendenza di Bpm dall'assalto di fondi e banche estere: «Il mantenimento dell'identità e la continuazione di una tradizione centocinquantennale, state sicuri che se vengono da fuori a mettere le mani su Bpm ce li possiamo scordare».

Prima ancora era stato il presidente del consiglio di gestione, Mario Anolli, a ricordare «a piena continuità con il welfare aziendale» e la costituenda Fondazione Bpm che gestirà a fini di beneficenza una parte degli utili aziendali, così come previsto dallo Statuto della nuova banca post fusione.