A Piazza Affari il made in Italy piace. Stando infatti al rapporto del Centro studi di Unimpresa sull'andamento del valore delle aziende italiane nel 2014, cresce l’interesse di fondi stranieri, banche centrali e fondi sovrani per le società italiane quotate in Borsa. Basti pensare che negli ultimi dodici mesi il controvalore delle società per azioni tricolori possedute da soggetti stranieri è cresciuto di 86 miliardi rispetto al 2013, toccando quota 226 miliardi di euro. E sebbene resti incontrastato il dominio delle grandi famiglie tricolori, che controllano il 46% delle quote per un ammontare di 905 miliardi di euro (+115,1 miliardi rispetto al 2013), è indubbio che gli azionisti stranieri guadagnano terreno, arrivando a coprire nel 2014 oltre il 44% delle Spa tricolori.

MENO BANCHE, PIU' STATO. Nello specifico, sempre stando all’analisi, le banche continuano ad avere una presenza forte: pur calando di 1,3 miliardi (-4%), detengono un capitale delle Spa quotate con il 6,1%, pari a 30,8 miliardi. Lo Stato centrale ha nel suo portafoglio titoli azionari quotati italiani per 16,8 miliardi (il 3,3% del totale), in aumento di 2,1 miliardi (+15,4%) rispetto ai 10,2 miliardi del 2013. "Se da una parte va valutato positivamente l'aumento del valore delle imprese italiane, dall'altro bisogna guardare con attenzione la presenza degli stranieri e capire fino a che punto si tratta di investimenti utili allo sviluppo e dove finisce, invece, l'attività speculativa", commenta il presidente di Unimpresa, PaoloLongobardi. "La fortissima crisi che sta colpendo l'Italia più di altri paesi sta consegnando di fatto i pezzi pregiati della nostra economia a soggetti stranieri, che non sempre comprano con prospettive di lungo periodo o di investimento, ma spesso per fini speculativi”.