Il Black Monday del 19 ottobre 1987

Trent'anni fa il 19 ottobre 1987 era un lunedì, quello che sarebbe passato alla storia come il Black Monday. La prima crisi finanziaria mondiale si abbatté sui mercati che persero fino al 33%. Oggi Wall Street vola sull'onda dell'entusiasmo per l'hi tech e sui buoni segnali dell'economia. Il Dow Jones è stabilmente oltre quota 23 mila punti, lo Standard & Poor's ha segnato 14 giorni positivi negli ultimi 17. Ieri, il settore finanziario ha guadagnano l'1% in una sola seduta, mentre il comparto tecnologico ha toccato quota +25% da inizio anno (+10% per Ibm). 

Black Monday, quanta euforia nell'anniversario del 19 ottobre 1987

I segnali di un nuovo possibile Black Monday, però, non andrebbero sottovalutati. L'euforia è contagiosa: i multipli prezzi/utili futuri sfiorano 18, a fronte di medie di 14-15. Sono cifre che non si vedevano dal 2002. Certo, le condizioni generali sono diverse: ci sono più strumenti di controllo, Wall Street è supportata dall'economia globale in crescita e l'indice della paura (Vix) è a minimi. Allo stesso tempo, i mercati oggi sono più iù complessi, frammentati, interdipendenti e attraversati e dominati da algoritmi, derivati, trading ultra-veloce. La prudenza ha lasciato il passo alla poca trasparenza. 

Che cosa successe quel Black Monday

Ci sono insomma alcuni potenziali segnali di un nuovo Black Monday. Era lunedì 19 ottobre 1987, quando da Hong Kong scattò il contagio di una crisi record della piazze azionarie che bruciò imperi di valutazioni. Prima l'Europa, poi gli Usa dove il Dow Jones perse 508 punti in un giorno, cioè il 22,61% del valore di allora. Solo dopo quella crisi nacquero gli interruttori che permisero di arrestare gli scambi in caso di perdite eccessive.

Oggi come allora, la Borsa americana veniva da un lungo periodo di crescita (Dow Jones +44% negli otto mesi precedenti), ma c'erano tensioni evidenti: la crisi dell'Open, le tensioni con l'Iran. A contribuire al crollo furono diversi fattori: i programmi computerizzati di trading ancor poco affinati, speculazione, segmenti improvvisamente illiquidi e soprattutto la paura. I sistemi di oggi mettono forse al riparo da nuovi flash crash, ma la crisi del 2008 ha dimostrato quanto le bolle possano essere pericolose per l'economia globale. 

Black Monday: la prima crisi contemporanea

Il Black Monday, infatti, fu anche la prima crisi finanziaria moderna, che rese evidente la globalizzazione dei mercati e, dunque, dell'economia. Il crollo del 1987 fu anche il primo a includere l’uso esteso dei derivati, a riguardare fondi pensione e grandi investitori istituzionali, che all’epoca erano novellini del mercato azionario.

Nelle due giornate di scambio successive, i mercati Usa riconquistarono più della metà delle perdite scongiurando così un nuovo 1929 e un'altra grande depressione. Nel Regno Unito, l’indice FTSE 100 chiuse l’anno meglio di come l'aveva cominciato. E tutto andò avanti indisturbato fino alla bolla delle dotcom a fine anni 90. 

Ma c'è anche chi nel Black Monday vede la base della crisi dei subprime. A stimolare la ripresa immediata furono infatti le parole del presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, che il 20 ottobre si dichiarò pronto «ad intervenire per fornire liquidità a sostegno del sistema economico e finanziario». La Fed incoraggiò le banche a prestare denaro per sostenere l'economia. L'intervento monetario riuscì insomma ad impedire che un crollo del mercato azionario diventi un crollo economico: un successo pagato a due decenni di distanza.