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Una somma record di 489 miliardi di euro (superiore alle stime iniziali) per scongiurare a livello europeo una stretta del credito (credit crunch) che peggiorerebbe una già difficile fase economica. È quanto stanziato dalla Banca centrale europea per i prossimi tre anni, un prestito davvero vantaggioso per gli istituti di credito che potranno usufruire del denaro a un tasso dell’1%, sicuramente più vantaggioso degli attuali tassi d’interesse presenti sul mercato (circa il 7-8%).
A partecipare all’asta straordinaria di Francoforte 523 istituti di credito di cui 14 banche italiane, fra cui Unicredit, Intesa San Paolo ed Mps, prendendo in prestito (secondo fonti vicino all'operazione e riprese dall’agenzia Reuters ), 116 miliardi di euro, ossia quasi un quarto del totale (oltre il 23%). A questi soldi vanno aggiunti i 40 miliardi di titoli garantiti dallo Stato che gli istituti hanno offerto alla Bce come collaterale.
A questo punto ci si chiede cosa faranno le banche con questa nuova liquidità. In base alle stime di Deutsche Bank, riprese dall’agenzia Ansa , la metà dei 442 miliardi offerti dalla Bce nell'asta del 2009 fu impiegata dalle banche per comprare titoli di Stato, soprattutto greci e spagnoli, per sostenere i Paesi in difficoltà. “Con quasi 500 miliardi di liquidità per le banche, l'asta della Bce è una bella arma, se non vogliamo chiamarla bazooka, ma non potrà essere usata per sostenere i titoli di Stato”, ha dichiarato il direttore generale dell'Abi, Giovanni Sabatini, spiegando che le banche che dovessero aumentare la propria esposizione sul debito dei Paesi più colpiti dalla crisi “sarebbero punite dalle agenzie di rating”.
Le altre ipotesi sono il finanziamento del settore privato, attraverso prestiti a famiglie e imprese; ma anche il rimborso dei debiti degli stessi istituti. Secondo uno studio della Bank of England, gli istituti di credito dell'eurozona nel corso del 2012 dovranno far fronte a scadenze per oltre 600 miliardi di euro. La somma presa in prestito oggi, sottolineano gli analisti di Goldman Sachs , rappresenta circa il 63% di quel debito in scadenza l'anno prossimo.